Tonya Matyu: la fotografia tra moda, connessione umana e calma

Dai riflettori delle fashion week alle ombre del backstage, la fotografa racconta a Not Yet il suo percorso spontaneo nel mondo dell’immagine, tra autenticità, silenzi e luce naturale

Tonya Matyu non ha mai pianificato di diventare una fotografa. Le sue prime immagini nascono per caso, in adolescenza, come un modo naturale di guardare il mondo: una città, un volo di uccelli, un volto distratto. 

“È sempre stato un hobby. Ho iniziato prima dei diciott’anni, fotografando tutto quello che mi circondava. All’inizio usavo le macchine fotografiche degli amici, poi poco a poco è diventato parte di me”.

Trasferitasi in Germania, ha continuato a scattare per piacere, fino a quando la passione ha iniziato a prendere forma in modo più concreto.

Non ho mai studiato fotografia, è successo tutto spontaneamente. Poi cominci a ricevere proposte: un amico ti chiede di aiutarlo per un progetto, qualcun altro ti coinvolge in uno shooting… e un giorno ti rendi conto che è diventato il tuo lavoro”.

Oggi Tonya è una fotografa di moda, specializzata nel fashion, dalla pubblicità al backstage delle fashion week, dove cattura il lato più reale e intimo di un mondo spesso costruito sulla perfezione. Not Yet ha avuto il piacere di dialogare con questa artista che sta ridefinendo il linguaggio del backstage. La sua fotografia è una dichiarazione di sincerità visiva in un settore che spesso vive di apparenze.

Come hai scoperto il mondo della fotografia? È qualcosa a cui sei sempre stata appassionata o è arrivata con il tempo?

Penso che sia sempre stato un hobby. Ho iniziato a immortalare ciò che mi circondava, la città, gli uccelli, le persone. Tutto è nato in modo naturale. Poi, durante i miei studi, alcuni amici si occupavano di fotografia e ho iniziato a usare le loro macchine, a chiedere come funzionassero. Così, poco a poco, è diventato il mio linguaggio.

E com’è arrivata la moda?

Onestamente non saprei dire un momento preciso. Volevo lavorare in un’azienda di moda, magari in un negozio, solo per avvicinarmi a quel mondo. Poi ho capito che non era la mia strada. Le persone intorno a me mi spingevano verso progetti legati alla fotografia e alla moda, e a un certo punto ho deciso di provare a fotografare la fashion week. Ho contattato alcuni professionisti, ho chiesto se potevo seguirli e da lì tutto è iniziato.

Il tuo lavoro si concentra spesso sul backstage. Com’è vivere un ambiente così frenetico e competitivo?

Ogni settore è competitivo, ma la moda lo è in modo particolare. C’è tantissima creatività, stili diversi, punti di vista diversi. E ora che questo mondo è diventato più accessibile, anche la competizione è aumentata. Ma proprio questa varietà lo rende interessante: c’è sempre qualcosa da imparare dagli altri.

C’è stato un momento in cui hai capito che la fotografia sarebbe stata la tua strada?

Non direi un momento preciso, è stato un processo. Ho imparato a capire cosa mi piace e cosa no. Per anni ho fatto street style, poi ho esplorato diversi campi lungo il percorso e anche a livello personale le priorità e gli interessi sono cambiati, quindi ho deciso di spostare la mia attenzione altrove. Se lavori in modo indipendente, la fotografia diventa anche un lavoro aziendale: devi pensare a cosa funziona, cosa porta risultati, ma senza perdere la gioia di creare.
All’inizio volevo fare interior design: è sempre stata la mia passione. E ora sto esplorando anche quell’ambito attraverso il mio obiettivo insieme alla moda. Tutto trova il proprio equilibrio, se non ti lasci sopraffare dalla pressione.

Hai mai affrontato momenti di difficoltà o di dubbio nel tuo percorso?

Sì, molte volte. Non avevo mai pensato che la fotografia sarebbe stata la mia carriera. È un settore che richiede visibilità e una certa estroversione, qualità che non mi appartengono del tutto. Sono una persona tranquilla, riservata.

Allo stesso tempo, molti clienti apprezzano questa calma: si sentono più a loro agio, più liberi, perché molti set sono pieni di gente, rumore e scadenze strette per catturare tutti gli scatti, soprattutto se parliamo di settimane della moda. Credo che questo crei fiducia sul set. Il lato più difficile è entrare in contatto con le persone giuste, perché la moda si basa molto sulle relazioni. Ma sto imparando, un incontro alla volta.

La tua mostra ‘Backstage Pass’ ha celebrato dieci anni di fotografia dietro le quinte delle sfilate di moda. Che cosa ti ha insegnato questo percorso?

È stata la sintesi delle amicizie e dei legami costruiti nel tempo. Le persone che hanno collaborato con me alla mostra sono le stesse conosciute lungo il cammino. Ho capito che le connessioni umane rendono il viaggio più piacevole e più vero. Questo settore è sociale, fatto di incontri, e le relazioni sincere aprono le porte giuste senza bisogno di forzare nulla.

C’è una collaborazione che ricordi con particolare affetto?

Sì, una campagna social per Cartier, realizzata con la fotografa Lina Tesch. Io giravo i video mentre lei scattava le foto. È stato surreale: un marchio così importante che si affida a te, ti lascia libertà creativa. È un momento che porterò sempre con me, perché rappresenta la fiducia reciproca tra artista e cliente.

Come descriveresti il tuo stile fotografico?

Direi che è vivace e in movimento. Anche se è un’immagine statica, cerco sempre il dinamismo, qualcosa di vivo dentro la composizione. Amo la luce naturale, perché è autentica: quella che vediamo con i nostri occhi. A volte è difficile da gestire, ma dà un tocco di verità che rende ogni foto più reale.

Le tue foto spesso trasmettono intimità. Come costruisci fiducia con i tuoi soggetti?

Cerco sempre di parlarci, anche solo per pochi minuti. Chiedo come vogliono essere rappresentati, cosa preferiscono o cosa non amano fare. È importante che sentano di avere voce nel processo creativo. È un piccolo gesto, ma cambia l’atmosfera. Mi dicono spesso che quasi nessuno fa questa domanda, ma io credo che sia il modo migliore per creare un set “sano”, in cui tutti si sentano liberi e rispettati.

Hai ricevuto un feedback che ti ha colpita particolarmente?

Sì, uno dei più belli è arrivato dopo la mia mostra: una delle mie interlocutrici mi ha detto che si era commossa per l’energia e la sincerità del progetto. È stato un commento semplice, ma profondo. Ti ricorda che, anche se vedi il tuo lavoro da vicino, gli altri possono percepirlo con occhi nuovi, e questo dà senso a tutto.

Quanto è importante per te condividere il tuo lavoro con il pubblico?

Moltissimo. Mostrare ciò che fai è l’unico modo per entrare in contatto con le persone. Certo, a volte è frustrante: i social non rispecchiano sempre la realtà, ma servono per farsi trovare. L’importante è condividere con costanza, perché non sai mai chi può imbattersi nel tuo lavoro e restarne colpito.

Come pensi che la fotografia di moda influenzi la percezione della bellezza?

Ha un grande impatto, perché definisce cosa viene mostrato e cosa no. Ma la responsabilità è condivisa tra fotografi, editor, brand e riviste. Io cerco di mantenere equilibrio: includo modelli diversi, estetiche diverse. Mi piace catturare le persone nel modo che più le valorizza, rispettandone la bellezza autentica.

Guardando avanti, quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Non credo negli arrivi definitivi. Ogni volta che raggiungi un traguardo, ti chiedi subito: “E adesso?”. In questo periodo sto esplorando la fotografia di interni, che mi affascina molto, e ho partecipato alla settimana della moda d’interni a Milano e Copenhagen. Voglio continuare a muovermi tra più linguaggi, perché credo che la curiosità sia l’unico modo per restare vivi artisticamente.

Tonya Matyu parla di fotografia come si parlerebbe di un viaggio: pieno di deviazioni, incontri, cambi di rotta. E forse è proprio questo il segreto della sua arte: non pianificare troppo, ma restare pronti a catturare ciò che accade, quando la luce, il tempo e l’emozione si incontrano nello stesso istante.

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Classe 2000, Eleonora Iseppi cresce in un piccolo paesino di campagna in provincia di Modena dove, fin da piccola, si allena spasmodicamente a ricercare la meraviglia nel quotidiano. Laureata in Filosofia presso l’Università di Bologna e attualmente studentessa di Scienze Filosofiche, coltiva da sempre la passione per la scrittura in ogni sua forma e desidera, tramite questa, arrivare all’anima delle persone e comunicare il mondo tramite lenti differenti. Appassionata di prosa, poesia, fotografia e teatro, crede nell’arte come mezzo per raggiungere l’intima profondità che cela l’essenza di ogni individuo.

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