Fotografare per capire, non per mostrare
Uno sguardo in continua ricerca: il percorso artistico di Vittorio Cicciarello tra visione, tecnica e identità
A volte, le passioni nascono per caso. A volte, ti trovi con una macchina fotografica in mano solo perché vuoi passare del tempo con tuo padre, vuoi condividerne lo sguardo, la prospettiva sul mondo.
È così che inizia la storia di Vittorio Cicciarello, classe ‘99, oggi fotografo freelance a Milano, con un percorso intriso di determinazione, ispirazione e una visione sempre più nitida del futuro.

Quando a quattordici anni accompagnava il padre, videomaker e fotografo nel settore cerimoniale, Vittorio non sapeva ancora che quelle giornate tra matrimoni e obiettivi gli stessero insegnando molto più della tecnica. In quel gioco fatto di scatti rubati e luci da domare, stava crescendo qualcosa. Qualche anno più tardi, con la leggerezza di un adolescente e la curiosità di chi non si accontenta, scatta una foto agli amici.
Quel gesto semplice accende una scintilla: la fotografia non è più un passatempo, ma diventa presto profonda passione. Fondamentale, nel suo cammino, l’amicizia con Leone – il primo a credere in lui, ancora prima di se stesso. In un mondo dove il talento ha spesso bisogno di uno specchio per riconoscersi, Leone è stato quel riflesso iniziale. Poi, tutto ha preso velocità.


Vittorio completa gli studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli con il massimo dei voti. Durante questo periodo, partecipa al Premio Nazionale delle Arti, venendo selezionato tra ventisette fotografi provenienti da tutta Italia. I suoi lavori approdano a Tirana, in due importanti musei: il FAB Gallery Museum e l’Harabel Gallery. È il primo passo verso una crescente visibilità internazionale.
Ma Vittorio non dimentica le sue radici: la fotografia cerimoniale, da cui tutto è partito, gli ha insegnato il rispetto del tempo, la gestione dell’emozione, il valore del dettaglio. Eppure, il suo sguardo indaga altrove. La moda, la comunicazione pubblicitaria, il food, l’editoriale: settori dove l’immagine non si limita a documentare, ma costruisce mondi.
A ventidue anni la consapevolezza arriva netta: quello è il suo centro. Inizia a collaborare con brand importanti, a farsi notare. La sua passione lo spinge a viaggiare per lavoro tra Stati Uniti, Arabia Saudita ed Europa. Ogni luogo è un tassello, ogni incontro una lezione. La sua è una fotografia che osserva, che cerca il senso prima ancora dell’estetica. Una fotografia che sente.

Da qualche mese vive a Milano. Un passo necessario, coraggioso: la città dove più si respira moda in Italia è ora la sua casa. Il sogno? Collaborare con grandi artisti e marchi, ma anche affermarsi come autore, come riferimento in un settore sempre più competitivo, ma che può regalare spazi a chi ha qualcosa da dire davvero.
Parallelamente, c’è un progetto che Vittorio custodisce con premura e vivo interesse: una raccolta fotografica nata nel 2017, dedicata ai volti incontrati in giro per il mondo. Un reportage silenzioso, intimo, ancora lontano dai riflettori. “Diventerà un libro”, dice, “ma solo quando mi sentirò pronto”. È la parte più autentica di sé, quella che fotografa per comprendere, non per mostrare.
Per lui, la fotografia è soprattutto una scelta. Un atto parziale che diventa universale: “Quando fotografiamo, scegliamo cosa includere e cosa lasciare fuori. È questa selezione consapevole a rendere ogni scatto un gesto autoriale”.

E poi c’è il potere più grande: quello di fermare il tempo. “La fotografia ci consente di rivivere emozioni con una forza inaudita. È profondamente umana”. È per questo che per Vittorio la fotografia non è solo un mestiere, ma un mezzo necessario. Un modo di vedere e vivere meglio.
La sua avventura è appena all’inizio, ma il suo sguardo è già capace di illuminare nuovi orizzonti. A guidarlo, anche i maestri: da Oliviero Toscani a Paolo Roversi, da Steve McCurry a Henri Cartier-Bresson. Ognuno di loro, con la propria visione, ha lasciato un’impronta.
La stessa che oggi Vittorio cerca di costruire, passo dopo passo, scatto dopo scatto. La sua poetica non corre dietro alla quantità, ma si prende il tempo di cercare l’essenza, l’anima dietro ogni soggetto. Ed è questo che gli permette di trasformare ogni immagine in una storia, ogni ritratto in un incontro vero, destinato a restare.












