Il cinema di Marescotti Ruspoli tra quesiti e ricordi

La visione del regista con uno sguardo di approfondimento su ‘Amusia’ e in attesa de ‘La Testa Perduta’

<< Ci si aspettano sempre delle risposte brillanti e profonde da chi fa un mestiere come il mio, ma in realtà abbiamo perlopiù domande. Sono il nostro tarlo e allo stesso tempo il nostro obiettivo >>

Essere regista per Marescotti Ruspoli significa sollevare domande. Il cinema, d’altronde, è immaginare, sperimentare, e nel mentre porsi dubbi che forse ai più non sorgono.

Con il suo film d’esordio ‘Amusia’, presentato nel novembre del 2023 al Tallin Black Nights Festival, Marescotti ha aperto la sua carriera con un insolito interrogativo: è possibile vivere senza musica? 

La domanda è sorta al regista imbattendosi nella lettura di un disturbo neurologico, appunto, l’amusia. Dal greco “a-musia”, assenza di armonia, la patologia consiste in una distorsione uditiva e comporta l’incapacità di percepire, riconoscere e dunque comprendere i suoni, spesso provocando fastidio e dolore fisico, al punto da portare all’assoluta impossibilità di apprezzare la musica.  

Un tema non scontato per Marescotti, che di mestiere è regista ma la cui più atavica passione è proprio la musica: un ricordo d’infanzia. Come una fedele compagna, quest’arte è stata al suo fianco nei momenti più importanti e da sempre le canzoni di Lou Reed, Tom Waits, Mile Davis, lo ispirano accompagnandolo nella sua ricerca creativa: 

<< La mia prima passione, la più antica, è la musica. Sapevo che era domenica quando mi svegliavo con le ballate di Dylan che mia madre ascoltava sul giradischi mentre cominciava a preparare, di buon’ora, il pranzo. Arrosti sublimi, che pure quelli sono arte. La musica mi ha sempre accompagnato e rimane uno dei vettori favoriti per accendere la mia immaginazioneo aiutarmi a sciogliere qualche matassa creativa che mi angustia >>

I genitori riempivano le stanze di vinili e storie di viaggio, nutrendo lui e i suoi fratelli di suoni, immagini e parole. Era così che la curiosità per il mondo prendeva forma: tra una melodia e un racconto, Marescotti imboccava la strada della fantasia, verso mete lontane e luoghi meravigliosi, avvicinandosi sempre più all’amore per la narrazione.

<< La mia passione per il racconto cinematografico nasce grazie ai miei padre genitori. La sera  spegnevano le luci e ci raccontavano quelle che chiamavano “le avventure”: erano le storie dei loro viaggi in giro per il mondo. Con le coperte tirate fino al collo, avvolto dal buio rassicurante della nostra casa d’infanzia, ascoltavo questi racconti, immaginando terre lontane, lingue sconosciute, animali selvaggi, alberi altissimi, antiche rovine. In fondo il cinema è questo, no? Immaginazione, trasporto. Certo, poi arrivarono i grandi registi a rubarmi le giornate: Fellini, Kusturica, Cassavetes, Godard >>

I grandi registi del Novecento hanno fatto dunque il resto, destinandolo così ad iscriversi all’Accademia del Cinema di Praga.  

Gli anni passati in Accademia sono ricordati dal regista come il momento probabilmente più formativo del suo percorso professionale. Abituato a lavorare d’immaginazione, le lezioni alla scuola cinematografica gli hanno invece insegnato tutti gli aspetti tecnici del mestiere e ampliato la sua visione artistica:

<< A Praga ho capito realmente quanto fosse difficile, ma gratificante, la messa in scena di una propria idea. Per la prima volta non vedevo l’ora di svegliarmi, di andare a lezione, di imparare il senso delle inquadrature, le temperature delle luci, la costruzione di una scena, la ritmica di un montaggio. E poi quell’opportunità, a cadenza trimestrale, di dar vita al proprio racconto audiovisivo: l’approvazione del copione, la scelta dei collaboratori e quella delle telecamere, i primi ciak, le notti passate in sala montaggio. Il mondo dipendeva da quei cortometraggi. Non solo per me, ma per tutti quelli che erano lì insieme a me. Non avevo mai conosciuto così tante persone che avevano più o meno i miei stessi interessi. E capii che non era una realtà competitiva, bensì immensamente variegata, in cui ognuno di noi portava il proprio bagaglio, la propria visione, le proprie cicatrici, presunzioni, perversità. Non c’era mai un cortometraggio simile a un altro >>

Per il regista, tutto ciò, fare cinema, non è lavorare, è semplicemente vivere, e vivere è un continuo divagare e porsi domande. E la prima non poteva che essere sulla musica. Il film ‘Amusia’ racconta dell’incontro tra due anime perdute, due opposti che si attraggono e si affannano a trovare il loro posto in una società che chiude le porte a chi invece è diverso: Livia (Carlotta Gamba), tormentata dall’impossibilità di sentire la musica, e Lucio (Giampiero De Concilio), per cui la musica è vita, l’unico mezzo per abbattere la propria desolazione. 

Il film segue i conflitti, d’amore e interiori, che nascono fra i due, scanditi da un ritmo lento che si riflette nella vita tranquilla di un piccolo paesino di provincia. Qui, lontani dal rumore del mondo, la possibilità dei protagonisti di trovare il proprio posto viene sospesa. Ne fa eco un’ambientazione surrealista: l’architettura razionalista e le luci al neon di Dan Flavin, principali fonti d’ispirazione insieme alle fotografie di Luigi Ghirri, si contrappongono alla campagna ampia e malinconica dell’Emilia. La narrazione si sviluppa così in una realtà cucita sui contrasti, dove colore e luce, leggerezza e armonia sonora si contrappongono ad un’esistenza altrimenti buia e silenziosa. 

Con ‘Amusia’, Marescotti ci fa riflettere su qualcosa di più grande e profondo, ossia la condizione drammatica di due anime in pena. Questo intento rispecchia proprio la sua idea di cinema: investigare, aprire gli occhi e le menti del pubblico verso qualcosa di nuovo, senza la pretesa di trovare risposte.

Oltre alla regia, insieme a Lorenzo Fiuzzi e Bardo Tarantelli, Marescotti ha fondato UMI Films. Tra le produzioni della società, oltre ad Amusia, figura Nina Roza di Geneviève Dulude-de Celles, Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura al Festival di Berlino nel febbraio 2026.

Il regista ora è alle prese con un nuovo progetto, ‘La Testa Perduta’, un adattamento del romanzo omonimo di Damasceno Monteiro di Antonio Tabucchi. Prodotto sempre da UMI Films, l’opera si prospetta molto diversa dalla sua pellicola di debutto. Rimaniamo così in attesa di sentire la prossima domanda che darà vita alla sua nuova creazione.

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Maria Bandieri nasce nel febbraio del 1999 a Scandiano, Reggio Emilia. Sin da piccola matura una grande passione per le diverse forme di arti figurative, ma soprattutto per il mondo della moda. Nello stesso tempo si avvicina alle discipline umanistiche, fino a laurearsi in Lettere Moderne presso l’Università di Bologna nel 2022. Presto proseguirà gli studi nell’ambito della comunicazione. Scrivendo articoli su Not Yet Magazine, oggi trova modo di coniugare i suoi interessi con un'altra grande passione: la scrittura.

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