Luca Meneghel: il confine come stimolo creativo

Il fotografo trova nel settore moda un sistema fatto di regole, formati e aspettative, ma capace anche di offrire margini di libertà e sperimentazione

Luca Meneghel nasce a Belluno nel 1989 ed è un fotografo di moda che vive e lavora tra Milano e Parigi. Fin da giovane avverte il bisogno di trovare una forma di espressione capace di rappresentarlo davvero, diversa dalla scrittura o dalla parola, che percepisce come strumenti meno immediati. Inizia disegnando, ma ben presto la fotografia prende il sopravvento, diventando il suo linguaggio principale: un mezzo visivo, diretto, in grado di racchiudere sensazioni e concetti difficili da tradurre verbalmente.

Dopo aver studiato design a Bolzano, entra nel mondo della fotografia professionale. Il suo lavoro si colloca su un confine sottile tra moda e arte, guidato soprattutto dall’istinto e da un’attenta osservazione delle persone, degli spazi e delle tensioni che si generano tra loro.

Per Meneghel la moda è un sistema fatto di regole, formati e aspettative, ma allo stesso tempo offre margini di libertà e sperimentazione. Proprio i confini lo affascinano: per lui rappresentano uno stimolo creativo. Il suo lavoro si muove infatti lungo questa linea di limite, spingendo i codici dell’estetica verso territori più astratti e artistici, senza perdere il legame con il contesto in cui opera. Il suo immaginario si nutre di arte moderna e contemporanea, di architettura e di moda, ma soprattutto della vita quotidiana.

Grande fonte di ispirazione sono anche i viaggi e gli spostamenti, che gli permettono di confrontarsi con contesti e culture differenti. Nei suoi lavori ricorrono spesso la montagna e la natura, elementi che lo riportano alle sue origini e che gli restituiscono un senso liberatorio e romantico di piccolezza di fronte a qualcosa di più grande.

Tra le sue passioni c’è anche la cucina, che considera un momento di pausa e riflessione, ma anche un gesto affettivo: cucinare per gli altri è per lui un modo semplice e concreto per prendersi cura delle persone a cui vuole bene.

Meneghel non riconosce una figura di riferimento unica. Preferisce piuttosto lasciarsi attraversare da stimoli provenienti da ambiti diversi. Anche il mondo della danza, ad esempio, rappresenta per lui una fonte continua di suggestioni, che rielabora attraverso la propria sensibilità senza seguire un metodo troppo rigido.

Il suo processo creativo attraversa fasi molto diverse tra loro. Tutto parte da una scelta estremamente attenta — talvolta quasi ossessiva — dell’oggetto, della persona, del team o dello strumento da rappresentare.

Nel momento dello scatto, però, questo controllo si allenta e lascia spazio all’istinto e all’emotività, che si adattano al momento e al dialogo con le persone coinvolte. Nella fase di post-produzione ritorna invece una grande cura per il dettaglio, sempre accompagnata dal desiderio di preservare la naturalezza dell’immagine e la sincerità delle sensazioni provate durante lo scatto, evitando interventi troppo forzati.

L’artista si definisce molto autocritico e ammette di faticare a rimanere a lungo soddisfatto del proprio lavoro. Con il tempo, infatti, le immagini che ha realizzato gli sembrano perdere forza: una sorta di auto-tortura creativa che però diventa anche lo stimolo per rimettersi continuamente in discussione, sperimentare e cercare nuove direzioni.

Durante il lavoro non pensa a ciò che l’immagine comunicherà a chi la osserva. Si lascia guidare piuttosto da ciò che lo colpisce sul piano visivo ed emotivo; il significato emerge solo in un secondo momento. In questo senso il suo lavoro è prima di tutto un processo introspettivo, più che un messaggio costruito a priori.

Nei suoi scatti ritornano spesso temi come l’intimità, la scoperta e la relazione tra corpo e spazio. La fotografia diventa così uno strumento per esprimere la propria sensibilità senza doverla spiegare esplicitamente: “Rendere visibile l’intimità significa renderla reale, legittima, condivisibile”, spiega.

Guardando al futuro, Meneghel immagina di dedicarsi sempre più a progetti personali, esplorando nuovi spazi e nuovi pubblici. Non intende però allontanarsi dal mondo della moda, ma piuttosto rafforzare il dialogo con quei brand con cui sente una particolare affinità stilistica, come Jil Sander, Maison Margiela e Prada.

Per Luca Meneghel la fotografia rimane soprattutto uno spazio aperto di ricerca e sperimentazione, attraversato da una tensione creativa che lo spinge a mettersi costantemente in discussione. Il suo immaginario viene spesso definito etereo, perché lascia a chi osserva le sue immagini la possibilità di riconoscervi qualcosa di personale e intimo. Forse è proprio questo l’ultimo tassello del suo processo creativo, quello che rende il suo sguardo così riconoscibile.

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Matilda Forte nasce a Modena nel 2005. Si diploma al Liceo delle Scienze umane nel 2024 e attualmente sta frequentando la facoltà di psicologia a Reggio Emilia. Oltre a questo fornisce ripetizioni di lingua inglese e lavora come supplente in scuole dell’infanzia e elementari. Nel tempo libero le piace coltivare alcune delle sue passioni come la danza, la lettura e la scrittura, soprattutto di articoli di moda. Dopo aver vissuto per un anno negli Stati Uniti, è nata la curiosità di viaggiare e interfacciarsi con culture nuove, permettendole di conoscere persone in giro per il mondo e ampliare i suoi orizzonti.

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