Kodomo: un percorso creativo fatto di ironia, istinto e rifiuto dei compromessi

Il mondo autentico di Chiara Papalia dalla passione per i videogiochi al doppiaggio e lo streaming

C’è chi trasforma una passione in un linguaggio personale e chi riesce a farne una vera e propria identità. Chiara Papalia, conosciuta come Kodomo, è una streamer e content creator che ha costruito il suo percorso seguendo l’istinto, l’ironia e una forte vocazione creativa.

Dai videogiochi all’horror passando per il doppiaggio e la recitazione, il suo universo è fatto di curiosità, autenticità e libertà espressiva. Rappresentante di una generazione che rifiuta le etichette e i compromessi forzati rivendicando il diritto di restare fedeli a sé stessi, l’abbiamo intervistata per farci raccontare il suo mondo, le sue scelte e le sue passioni.

Partendo proprio dal tuo nome d’arte, se non sbaglio la parola Kodomo richiama i manga e gli anime per i bambini: potresti dirci cosa ti ha spinto a sceglierlo? 

In realtà non è nato pensando ai manga o agli anime, ma proprio alla parola giapponese in sé: Kodomo significa “bambino”.

Mi ci sono sempre ritrovata, perché da che mi ricordo mi hanno un po’ “affibbiato” questa etichetta: ero quella che giocava ai videogiochi e guardava i “cartoni animati”, e per molti questo significava essere infantile. Io, invece, l’ho sempre vissuta come un punto di forza: sì, sono una Kodomo, e ne vado fiera.

La tua carriera da streamer è iniziata grazie al tasto Share della PlayStation. Se non l’avessi mai scoperto, dove pensi ti avrebbe portato la tua curiosità? 

Chi può dirlo! Ho così tante passioni che avrei potuto finire ovunque. Di una cosa però sono certa: sarebbe stato comunque in un ambito creativo e artistico. Oggi ad esempio studio doppiaggio ma seguo il flusso della mia personalità poliedrica senza pormi limiti. Ho imparato a mie spese che vivere secondo le aspettative della società o di qualcun altro solo perché “così funziona il mondo” non porta da nessuna parte, anzi, ti logora. La vita è una: preferisco viverla senza rimpianti  

Cosa ti affascina di più del doppiaggio di personaggi già esistenti? 

Diventare qualcun altro, anche solo per un istante. È come vivere più vite in una. 

Qual è stata l’ultima passione che ti ha tenuta sveglia fino a tardi? 

Mi capita spesso: quando mi appassiono a qualcosa, ci vado a fondo. Il cinema e la recitazione sono tra i motivi per cui faccio tardi la sera, ma anche la fotografia e l’editing mi prendono tanto. Tutto ciò che è creativo mi fa perdere la cognizione del tempo.

Iniziando come creator quando il settore era ancora agli albori, come hanno reagito i tuoi genitori a una professione allora così insolita?

Ovviamente come ogni genitore quando un figlio fa scelte fuori dall’ordinario, inizialmente erano preoccupati, così ho dovuto dimostrare con i fatti la solidità di ciò che volevo fare. Mi hanno sempre supportata ma aiutandomi a restare con i piedi per terra. Tutt’ora, ad esempio, mio padre è una delle prima persone che mi consiglia su scelte, percorsi e mi aiuta anche con la gestione di fatture e contratti.

L’ironia è una costante delle tue live. Ti ha mai salvata in situazioni difficili?

Affronto le live come ho sempre affrontato la vita, con una battuta per sdrammatizzare anche i miei momenti più imbarazzanti. Essere sempre e costantemente esposti all’opinione del pubblico non è un qualcosa di banale, se non si è in grado di essere sia oggettivi sia di prendersi un po’ in giro, diventa tutto più difficile.

In un mondo dove tutti cercano di piacere agli algoritmi, tu ti mostri autentica e diretta. Qual è il compromesso più strano che hai rifiutato per restare fedele a te stessa? 

Una cosa bella che mi ha insegnato questo lavoro è che i compromessi esistono e sono una cosa giusta in una società che è fatta di interazioni, di tanti elementi. Allo stesso tempo ho imparato a fissare dei principi che non sono disposta per alcun motivo e mettere in discussione. Non fare contenuti sul gioco del momento se non mi convince, o a rifiutare uno sponsor che non sento in linea con il mio personaggio o i miei valori. Preferisco fare scelte che mi rappresentano, anche se questo significa rallentare un po’ la corsa ai numeri.

E per te che ami l’horror: qual è stata l’esperienza più spaventosa che hai vissuto in una live? 

Una live notturna in mezzo alle colline toscane, al buio totale. Rumori, vento, animali. È stata un’esperienza forte sia dal punto di vista emozionale ma anche organizzativo: portare lì tutta l’attrezzatura, allestire, preparare la diretta. Io ero terrorizzata, ma anche in questo caso l’ironia mi ha aiutata a fare in modo che chi guardava non se ne accorgesse troppo, dando la forza di concentrarmi sul fare il contenuto. È stata un’esperienza unica, altamente immersiva per me e il pubblico, ma per quanto dissimulassi un po’ di ca****lla l’avevo davvero!

Se potessi vivere in un videogioco per un giorno, quale sceglieresti e perché?

The Witcher, un gioco totalmente immersivo. Per tutti quelli che lo conoscono non credo servano spiegazioni. Per tutti gli altri… è un gioco che si sviluppa in un mondo “simil-medievale” che ambienta intrighi, lotte di potere in un mondo infuso di Magia, Mostri e Misteri.

Parliamo del futuro: quale è la prossima sfida o obiettivo?

Ad ora sono pienamente soddisfatta di quello che sto facendo, come ho detto adoro sfidarmi e mettermi alla prova ma mi hanno insegnato a tenere i piedi per terra e quindi voglio consolidare al massimo quello che sto facendo ora. Dico sempre che se un giorno smetterò di fare gaming sarà perché mi sarò rifugiata in una casa in campagna, con un orto e una piccola fattoria. Amo gli animali: a volte sono una compagnia migliore delle persone. Ma comunque continuerei a fare contenuti: probabilmente mi vedreste su TikTok mentre do da mangiare alle galline!

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Erika del Prete nasce a Foggia nel dicembre 1999. Diplomatasi nel 2018 al Liceo Artistico, attualmente vive a Napoli per conseguire la laurea in Fashion Design. Appassionata da sempre di tutto ciò che possa dare sfogo alle proprie emozioni, i suoi interessi spaziano dalla moda all'arte, sino al canto, la scrittura e molto altro. Con l'obiettivo di poter lasciare un segno nel prossimo, dal 2022 ha iniziato a scrivere per Not Yet Magazine.

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