Dodicianni: musicista eclettico, ispirato dal mondo dell’arte e dal pianoforte

Andrea Cavallaro parla in un’intervista a Not Yet della sua visione creativa espressa attraverso l’ultimo album ‘Il meglio di’ e i suoi Manifesti

Come scriveva Pessoa, l’anima è un’orchestra occulta. Nella musica di Dodicianni la semplicità magnetica dei testi ha risvolti imprevedibili, le parole creano contrasti col reale che attirano l’attenzione dell’ascoltatore e lo trasportano in un mondo dai toni gentili.

Andrea Cavallaro, in arte Dodicianni, nasce l’8 novembre 1989 a Rovigo. 

La sua Laurea in Beni culturali emerge nei suoi testi e forse anche nell’amore per il minimal e il “non detto”. Cantautore e pianista, pubblica nel 2021 il suo primo EP.

Esce nel 2024 con il nuovo album, ‘Il meglio di’. La particolarità della sua musica sta nel creare un tempo potenziale, in equilibrio tra immaginazione e concretezza.

In un’intervista a Not Yet Dodicianni racconta la sua visione dell’arte e del mondo intorno a sé, ponendo l’attenzione sulla potenza delle parole, sia attraverso la musica che tramite i suoi Manifesti. 

Parlaci di ‘Intro’, come ti è venuta l’idea di questa “canzone parlata”? Cosa rappresenta per te?

Quel disco si intitolava ‘Lettere dalla lunga notte’ ed era molto autobiografico. Era un periodo piuttosto problematico nella mia vita, nella cover c’era una persona che si tuffava da un palazzo. Quando la stavamo scattando ho avuto modo di conoscere l’attore che ne era protagonista (Toni Pandolfo) e dopo una chiacchierata gli ho chiesto “Senti, ma se ti scrivessi due cose che avrei voluto mettere nel disco ma non sono riuscito a dire nei pezzi le leggeresti per me?”. Quindici minuti dopo abbiamo registrato la voce di ‘Intro’ con un microfono di fortuna.

La situazione politica attuale si intrufola spesso nei tuoi testi, che importanza ha nel processo creativo?

Penso che la contemporaneità sia una parte importante del provare a raccontare il mondo, e nel mio piccolissimo provo a farlo nella maniera più subconscia e meno pesantona che riesco. Non ho mai amato gli artisti retorici e ho il terrore di poterlo diventare, perciò come dicevi tu, si intrufola, provo a non metterla a ogni costo.

Qual è il significato dei tuoi Manifesti?

Vorrei davvero dirti che c’è una grande strategia, un grande pensiero dietro, ma verità è molto più ludica di quanto sembri: adoro le sorprese, amo immaginare le persone potersi imbattere in frasi che magari per una sorta di serendipity riescono a ricondurre ad un proprio vissuto. I versi sono spesso presi da testi di mie canzoni, ma non sempre. Spero che scevre da dinamiche artista/ascoltatore, da logiche commerciali o pubblicitarie, certe frasi possano riuscire ad essere solo messaggio.

Le tue canzoni hanno tratti di surrealismo ed ispirano l’ascoltatore: cosa ti nutre di più come artista?

A mia volta mi cibo di molto materiale surrealista: i giornali – cerco di leggerne tre al giorno –, le metro sono un grande terreno di caccia, provo ad immaginare da quale abitudine peculiare possano arrivare i tratti caratteristici delle persone, faccio molte foto ai cani, che con la loro depressione cosmica e il contemporaneo bisogno di attenzioni trovo un’ottima allegoria dell’uomo del 2026. Cerco di ascoltare molta musica.

Parlaci un po’ dei tuoi gusti musicali.

Ho avuto la fortuna di avere una mamma cantante lirica, perciò da ragazzino era molta la musica classica e operistica che si ascoltava in casa. Poi un po’ per legge del contrappasso ho accostato a questa la musica metal, siamo stati tutti un po’ ribelli a quindici anni, no? Verso i diciotto invece ho iniziato a scoprire i cantautori americani e tutto il macro mondo dell’indie americano e inglese. Ora ascolto ancora molta opera, ma direi che i miei tre artisti preferiti sono Dylan, Tom Petty e George Harrison.

Hai in mente un cantante o una band con cui ti piacerebbe collaborare?

Sì ne ho molti in mente, provo a elencartene alcuni: Billie Marten, i Flyte, Leif Vollebekk, Ringo Starr, Arisa, Marilyn Manson, Ryan Adams, Carla Bruni, Loredana Bertè, Eels, Tutti Fenomeni, Angelica Bove, Ray Lamontagne, i Big Thief, Marco Giudici, Bleachers, Brett Dennen, Nularse, Lescop, Luca Bais, Jeff Lynne, ma non vorrei dirne troppi. Se dovessi sceglierne uno solo direi proprio i Bleachers.

About Author /

Anna Toscano nasce a Reggio Calabria nel 1994. A diciotto anni si trasferisce a Bologna per iniziare l’Università e lì entra in contatto con varie riviste di musica. Giornalista musicale e scrittrice per passione, dopo la Laurea in lingue viaggia tra Roma e Milano, continuando a scrivere. Nel 2020 fonda Archivio Immaginazione, una community di scrittura creativa dove promuove ed entra in contatto con scrittori emergenti, mentre nel 2023 pubblica la raccolta di racconti 'Contactless'.

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