Leatherette: anime post-punk in continua evoluzione

La band bolognese torna con un nuovo album, ‘Ritmo Lento’, uno spazio in cui la musica rallenta per rimettere al centro il processo creativo

C’è un momento, nella carriera di una band, in cui l’accelerazione costante smette di essere una virtù. Per i Leatherette quel momento è arrivato dopo anni di palchi europei, tour incessanti e la benedizione di Iggy Pop su BBC Radio 6. Non è una scelta scontata, soprattutto quando le cose funzionano.

Negli ultimi anni i Leatherette hanno costruito un percorso raro nel panorama indipendente italiano, assolutamente credibile, coerente e proiettato fuori dai confini nazionali. Senza inseguire mode o formule riconoscibili, la band ha trovato la propria dimensione attraverso il live, il confronto con il pubblico europeo e una scrittura in costante trasformazione.

I Leatherette, fotografia di Ilaria Ieie.

Dopo i primi passi nella scena indie, i Leatherette hanno portato la loro musica su palchi e festival internazionali come Eurosonic, The Great Escape e INMUSIC, guadagnandosi una reputazione solida sul circuito europeo. I loro dischi precedenti, dall’EP ‘Mixed Waste’ fino a ‘Fiesta’ e ‘Small Talk’, hanno mostrato una crescita progressiva, attirando l’attenzione della stampa specializzata e di figure di spicco del settore.

Copertina di ‘Mixed Waste’.
Copertina di ‘Fiesta’.
Copertina di ‘Small Talk’.
Copertina di ‘Ritmo Lento’.

Eppure, proprio dopo questa fase di forte accelerazione arriva ‘Ritmo Lento’, il nuovo album che segna un punto di svolta nel loro percorso. Non un cambio di rotta improvviso, ma una scelta consapevole di rallentare per rimettere al centro la musica, la scrittura e il processo creativo. Il disco nasce da una pausa, da una sospensione necessaria dopo anni di attività incessante, e si sviluppa attraverso un approccio più libero e interiore, in cui la band cura in prima persona produzione e arrangiamenti. Dodici brani che oscillano tra adrenalina e riflessione, tensione e respiro. Una prima parte più diretta e impetuosa, seguita da una seconda più densa, notturna e introspettiva. Non è solo una ricerca sonora, ma il riflesso di un momento di maturazione interna del gruppo, in cui l’irrequietezza punk incontra la consapevolezza di chi ha qualcosa da dire e vuole farlo nel modo giusto.

Brani come ‘Magic Things’ e ‘Lovers Drifters Foreigners’ raccontano questa tensione, alternando derive emotive e accelerazioni improvvise, mentre ‘Hey There’ e ‘Cold Hands’ spingono i Leatherette verso territori più minimali e sperimentali. C’è poi la title track ‘Ritmo Lento’, forse il cuore pulsante dell’album, un brano notturno e inquieto, sospeso tra suggestioni noir e una scrittura che lascia spazio ai silenzi e all’attesa.

Anche i testi, sempre in inglese, seguono questa logica di essenzialità. Nascono da frammenti di vita quotidiana come appunti scarabocchiati nei bar, flash visivi, messaggi vocali registrati a tarda notte. Momenti che vengono smontati e ricomposti insieme. Paure, desideri e contraddizioni emergono senza cercare risposte definitive, con un’innocenza che apre invece a riflessioni profonde e spazi misteriosi.

Con ‘Ritmo Lento’, i Leatherette si allontanano dalle radici punk più esplicite senza rinnegarle, scegliendo di reinterpretarne lo spirito più profondo: la libertà. Libertà di cambiare, di accettare il rischio, di non restare intrappolati in un suono che funziona. Il risultato è un disco che non chiede di essere etichettato, ma ascoltato con attenzione, come una tappa necessaria di un percorso in continua evoluzione.

Un album che racconta una band nel momento esatto in cui decide di prendersi il tempo giusto per andare avanti. E nel contesto odierno, dominato dalla velocità e dalla produttività incessante, scegliere un ritmo lento potrebbe essere l’atto più punk e trasgressivo possibile.

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Gilda Cacciapuoti nasce a Modena nel 2004. Diplomatasi al Liceo delle Scienze Umane, attualmente studia all’Università IULM di Milano, nel corso di Comunicazione, Media e Pubblicità. Da sempre appassionata di scrittura, musica, moda e sport, coltiva un profondo interesse per il giornalismo. Attualmente scrive per Not Yet Magazine e collabora con Il Resto del Carlino di Modena.

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