Ilenia Tesoro: lo sguardo contestuale e critico della fotografia
Un percorso da autodidatta influenzato dall’osservazione diretta della realtà e maturato in una vena autoriale dedicata alla musica e al settore commerciale
Ilenia Tesoro è una fotografa e art director nata e cresciuta a Lecce nel 1992, il suo lavoro si muove fuori da schemi rigidi e da un’idea della fotografia come semplice esercizio tecnico.

La sua pratica nasce da una relazione diretta con ciò che vive: i luoghi che abita, le persone che incontra, il momento personale che sta attraversando. Ogni fase della sua vita ha influenzato il suo sguardo, rendendolo mutevole, intimo, a tratti ironico, ma sempre attento a ciò che osserva.
Crescere in un ambiente molto chiuso e fortemente religioso ha avuto un peso decisivo nella costruzione della sua identità. In quel contesto, la fotografia ha rappresentato un’apertura, uno spazio in cui iniziare a mettere in discussione, osservare, scegliere.
Fin da bambina è attratta dalla luce: ricorda le ore passate nella campagna del nonno a osservare come si posava sugli spazi e sulle piante, molto prima di avere consapevolezza del mezzo fotografico.
A dieci anni inizia a scattare con la macchina del padre; a quattordici riceve in regalo dal nonno la sua prima reflex. Da quel momento la fotografia diventa uno strumento per costruire una sua visione personale del mondo. Il suo percorso formativo non è accademico. La formazione avviene attraverso la pratica, lo studio autonomo e l’osservazione delle immagini.

Riviste, editoriali e libri diventano materiali di analisi più che modelli da replicare. Tra le influenze che hanno segnato il suo modo di guardare ci sono Martin Parr, Luigi Ghirri e Nan Goldin, oltre al cinema di Wes Anderson, soprattutto per il rapporto con il colore, la luce, la composizione e la dimensione narrativa dello sguardo.
Un passaggio centrale del suo percorso è rappresentato dagli anni dedicati alla fotografia di matrimonio. Un’esperienza lunga e formativa, che le ha permesso di acquisire competenze tecniche, capacità di adattamento e gestione di situazioni imprevedibili.
Allo stesso tempo, questo periodo la porta a una crisi profonda, rendendo evidente la necessità di fermarsi e ripensare il proprio rapporto con la fotografia.

Dopo una pausa e alcune esperienze lavorative lontane dall’immagine, torna consapevolmente alla fotografia partendo da ciò che sente più vicino: la musica. Inizia a fotografare musicisti e festival, ritrovando una dimensione più autentica e personale del proprio linguaggio.
Nel 2017 la serie fotografica ‘A Love Story’ viene pubblicata da numerose riviste internazionali, segnando un momento di svolta e l’inizio di una maggiore consapevolezza autoriale. Oggi lavora principalmente nel settore commerciale, mantenendo però un taglio editoriale e narrativo.
L’estetica e la ricerca sono sempre il punto di partenza, da cui nasce un racconto visivo coerente e stratificato. È interessata a collaborazioni basate su fiducia e rispetto reciproco, in particolare con brand, realtà culturali e comunità che permettono di raccontare persone reali e contesti autentici.
Il legame con il Sud e con il territorio in cui vive è centrale nella sua pratica. La scelta di restare non è solo geografica, ma anche politica e culturale: le ha permesso di sviluppare uno sguardo radicato, critico e allo stesso tempo coinvolto, capace di osservare il contesto senza idealizzarlo.


Attualmente si trova in una fase di ridefinizione matura del proprio percorso. In parallelo alla professione fotografica, insegna ritratto in una scuola di fotografia a Lecce, un passaggio naturale, nonostante la sua formazione da autodidatta. La trasmissione dell’esperienza diventa così parte integrante della sua pratica, come spazio di confronto e apertura.
Il suo lavoro continua a muoversi tra ricerca e applicazione, con l’esigenza di restare fedele a uno sguardo personale e alla possibilità che l’immagine, in continua trasformazione, rimanga uno strumento di racconto e di posizione.














