Miglio: la musica per allargare la visione delle cose
La cantautrice presenta a Not Yet il suo ultimo album ‘Traumfabrik Again’, che parla di sentimenti e resistenza contro un silenzio passivo
Alessia Zappamiglio, in arte Miglio, è una musicista che ama mescolare generi apparentemente diversi, riuscendo a estrapolare da essi un’essenza magica e rivoluzionaria.
All’interno dei suoi testi affronta temi sociali della vita quotidiana, illustrando all’interno di un racconto purissimo la fragilità della precarietà emotiva e del desiderio di trasformarla in altro.
Ha pubblicato tre dischi e si è esibita sui grandi palchi in giro per l’Italia. Vuole trasmettere un messaggio forte partendo dalle piazze e dai luoghi di aggregazione comuni.
Miglio condivide con Not Yet, attraverso la sua musica frenetica e brutale, un mondo nuovo e mai esplorato, portandoci all’interno del suo ultimo album ‘Traumfabrik Again’ con uno sguardo attento alle crepe del nostro tempo.

Il tuo nuovo album, si chiama ‘Traumfabrik Again’, puoi dirci qualcosa riguardo la scelta interessante di questo titolo?
Circa dieci anni fa, quando ho iniziato a frequentare Bologna, per poi trasferirmi definitivamente, avevo sentito parlare della Traumfabrik. Incuriosita mi documento e scopro che si trattava di una casa occupata dietro Piazza Maggiore: un collettivo di artisti che si era stabilito in quello spazio e aveva iniziato a esprimere la propria vena artistica al massimo. Due anni fa, mentre stavo scrivendo il disco, questo elemento è riemerso puramente per caso. Sono al cinema a vedere un documentario sulla carriera dei Gaznevada (band cult di Bologna) e scopro quanto la Traumfabrik fosse stata importante nel loro processo creativo. Il collegamento mi viene molto facile, e da un disco fatto al quale mancava solamente un titolo, nasce l’idea di ‘Traumfabrik Again’. Ci tengo comunque a sottolineare che non è direttamente un omaggio, ritengo che all’interno di quella struttura e dei miei brani ci siano elementi comuni, come per esempio uno spazio di libertà creativa e di linguaggi. Io l’ho interpretata in questo modo.
Molto interessante, hai qualche artista in particolare a cui ti ispiri? O qualcuno che ti ha dato la motivazione per iniziare?
La motivazione me l’ha data probabilmente mio padre, che anche lui come me suonava. Ho scoperto inizialmente il cantautorato italiano, i vari Dalla e Graziani. Rimasi ammaliata dalla potenza delle parole se usate nel modo corretto nel mondo della canzone d’autore. Oggi sono molto attratta dall’elettronica, dai suoi suoni e dalla possibilità di sbizzarrirsi. Credo comunque, che avere come ispirazione un autore sia lecito, ma allo stesso tempo il fulcro e il ruolo di chi scrive e compone sia quello di trovare le proprie sonorità. Quindi si può prendere ispirazione da qualcuno ma allo stesso tempo si deve creare qualcosa di nuovo. Recentemente ho arrangiato ‘Segnali di vita’ del maestro Franco Battiato insieme alla bravissima produttrice e musicista Rome in Reverse con una base elettronica, mi piace molto anche unire i generi. Scoprire nuovi sound e sbloccare potenziali di elementi che prima non possedevo.


Prima di iniziare a fare musica hai intrapreso altri percorsi? Credi di aver trovato la tua strada?
Credo di essere nata con un’influenza musicale forte, dovuta alla grande vena artistica di mio padre e inevitabilmente la mia vita è stata indirizzata verso quell’ambito. Alle superiori mi chiudevo in camera a suonare, a circa vent’anni mi esibivo nei pub, nei bar, nelle tabaccherie e nei posti di aggregazione. Adoravo quel mondo, volevo fare quello, quando poi ho iniziato coi primi dischi, mi sono resa conto che quella era effettivamente una scelta definitiva, ma è una decisione che confermo tutti i giorni.
Il problema in ambito artistico è la mancanza di tutele, si fa spesso fatica a restare a galla e a volte si è costretti a fare più lavori insieme. In ogni caso io suono da sempre e continuerò a fare musica per ancora tanto tempo.
Nel tuo percorso artistico ti sei sentita supportata dalla famiglia e dai tuoi affetti?
Assolutamente sì, la mia famiglia mi ha sempre supportata. Sono cresciuta in mezzo alla musica. E non è qualcosa di scontato, non sempre si ha la possibilità di essere supportati, soprattutto in ambiti artistici.
Quanto credi incida a livello personale, l’esperienza che si vive quotidianamente per riuscire a scrivere un brano? Nei tuoi testi racconti unicamente storie che ti appartengono?
Incide profondamente, si vive e poi si scrive, o si vive scrivendo. Cerco di esprimere la mia visione all’interno della società, allo stesso tempo vedo e racconto anche le visioni degli altri, provando a mettermi nei panni altrui. Credo che la parola sia un mezzo fortissimo e che raccontare sia meglio che tacere.
La musica parla anche di politica, ideali e rivoluzioni sociali, secondo te una musica politicamente impegnata può dare speranza a chi la ascolta di cambiare il presente e contribuire a modificare lo stato esistente delle cose?
Assolutamente sì, ognuno ha i suoi metodi. La musica o qualsiasi mezzo esistente che ti dia la possibilità di dire la tua è importante. Questo non significa fare propaganda, ma cercare di estendere visioni nuove. Viviamo in società che hanno un bisogno costante di apertura e crescita e l’arte e la creatività possono aiutare ad allargare la visione delle cose. Anche il cinema, la pittura e ogni forma creativa possono dare una loro forte e vera connotazione alle cose.


Musicalmente che obiettivo ti poni da qua a dieci anni? Dove ti vedi e come ti immagini?
Prevedere il futuro è estremamente difficile, speriamo di poter continuare a suonare, con la serenità e il supporto giusti tanto da riuscire a farne un mestiere. Anche se per me l’arte va oltre la definizione di ‘’mestiere’’, si tratta di qualcosa di molto più esteso e forte che ridurlo a questa definizione sarebbe limitante.
Spoiler su progetti futuri? Hai una collaborazione dei sogni?
Ci sono delle collaborazioni in ballo e spero di poterle presto condividere. In generale sarebbe bello se ci fosse una rete nella quale tutti gli artisti fossero collegati, dove possono condividere visioni, creando connessioni e collaborando tra di loro.
Sono per tendere una mano e ampliare, andare oltre il proprio giardino.

Cosa lascia ‘Traumfabrik Again’ a chi lo ascolta?
Domanda difficilissima, forse dovrebbe rispondere chi lo ascolta, io spero che facendo partire la prima traccia questo album incuriosisca e dia l’interesse per andare avanti ed ascoltarlo.
C’è qualcosa che abbiamo tralasciato e che vorresti aggiungere?
Ci tengo a ricordare che la lavorazione e produzione di questo disco è stata fatta insieme a Francesco Fantini, sound designer/musicista molto bravo con il quale c’è stata una ricerca di un suono che potesse essere personale e compatto all’interno di questo lavoro.




