Ceneri: ‘come ortiche nel cemento’

Irene Ciol torna su Not Yet con un’intervista dedicata al suo nuovo EP, alla nuova vita a Milano e a qualche necessario residuo d’amore

Con il suo ricercato sound electro pop e la sua peculiare capacità di saper creare immagini vivide e immediate con poche e semplici parole, ceneri naviga senza difficoltà tra il cantautorato vecchia scuola e il pop post 2010 che domina le classifiche.

In ‘come ortiche nel cemento’, il suo nuovo EP, il dualismo tra natura e città, tra provincia e metropoli, diventa il filo conduttore di una scrittura sincera, in cui malinconia, nostalgia e amore convivono. Un disco che nasce da un percorso di sperimentazione e di ascolto interiore, dove il background visivo dell’artista si traduce in canzoni che osservano e restituiscono emozioni. 

Copertina di ‘come ortiche nel cemento’.

Da dove nasce il progetto ceneri? Perché la scelta di questo nome? 

Il progetto è nato in maniera molto spontanea. Poco prima della pandemia mi sono avvicinata al mondo della musica e, rendendomi conto che la cosa mi piaceva moltissimo, ho deciso di continuare a coltivare questa passione. Il mio nome d’arte è un po’ un gioco di parole, perché io mi chiamo Irene Ciol, quindi sarebbe Irene C. al contrario. La cosa mi faceva sorridere, quindi ho scelto questo nome.

Hai iniziato con la pittura e la fotografia prima di arrivare alla musica.

Esatto. La musica non è stata il mio primo interesse. Essendo nata in una famiglia di fotografi sono cresciuta con varie forme d’arte in casa. Io stessa dipingevo, disegnavo, studiavo grafica. Diciamo che ho un background visivo più che musicale a livello tecnico. Però la musica ha trovato comunque il modo di entrare a far parte della mia vita.

È uscito a fine 2025 il tuo nuovo EP ‘come ortiche nel cemento’. Qual è il viaggio che ti ha portato alla realizzazione di questo progetto? C’è qualche legame con i tuoi lavori precedenti?

Il tema principale di ‘come ortiche nel cemento’ è il dualismo tra la natura e la città. Dopo l’uscita di ‘Forma liquida’ ho preso un momento di pausa per riflettere e capire come proseguire questo percorso. Ho provato a sperimentare il più possibile, avvicinandomi a suoni più elettronici e un passo alla volta ho costruito l’intero universo dell’EP.

Partita dalla provincia di Pordenone, la tua “recherche” musicale è arrivata, ad oggi, a Milano. Come hai già detto, nell’EP è evidente il dualismo tra grande e piccola città, tra cemento e natura. Come hai vissuto il trasferimento? E quanto pensi che questo abbia influenzato la tua musica?

Non è da tanto tempo che vivo a Milano. È un mondo sicuramente diverso da quello della campagna. Delle volte è travolgente, quasi soffocante, ma allo stesso tempo ti offre tantissime possibilità. Diciamo che, in un certo senso, lo sto ancora scoprendo. Anche se finora mi ha dato veramente tanto.

Sale’ è una dedica d’amore a Casarsa, la stessa di cui parla Pasolini nella sua raccolta ‘Poesie a Casarsa’ del 1948. Come descriveresti oggi il tuo legame con questa terra?

Da piccola non ci vivevo tanto bene, volevo scappare da Casarsa. Quando cresci in un ambiente molto provinciale, ti senti quasi soffocare. Non avendo grandi stimoli attorno devi provare a cercarli dentro di te. Però, adesso che non vivo più lì, ogni volta che torno a casa sento proprio di rinascere. Mi sento libera, sento l’aria pulita, rientro subito in contatto con la natura: è come tornare bambina. Dato che l’hai nominato, in realtà, sono molto legata a Pasolini. ‘Poesie a Casarsa’ è un libro che ho letto molto durante la pandemia, e che rileggo sempre volentieri.

Ripensi mai alle prime esperienze? Ai primi live, alle prime canzoni?

Molto. Quando riascolto le mie vecchie canzoni sento quel cambiamento che ho fatto crescendo. Lo sento soprattutto nella voce: adesso sono molto più sicura di me, di quello che dico. Sento di avere molta meno paura di esprimermi. Se prima affrontavo la musica come un qualcosa di completamente nuovo, adesso la sento come una parte fondamentale della mia quotidianità. È sempre bello poter ripercorrere il proprio percorso.

Quando non sono d’amore, le tue canzoni hanno comunque a che vedere con la sfera romantica: sono legate a forme di nostalgia, ai ricordi, alla malinconia…  

Io sono una persona abbastanza malinconica, nostalgica, e crescendo ho avuto un rapporto molto conflittuale con l’amore. Solo col tempo mi sono resa conto di quanto, invece, questo sia un aspetto fondamentale nella quotidianità delle persone. Può avere mille forme diverse, può entrare nella tua vita in mille modi differenti. E se si presta attenzione ci si accorge che lo si può trovare ovunque, anche in sentimenti come la malinconia e la nostalgia. Sono tutte sensazioni così forti proprio perché al loro interno hanno questo residuo d’amore.

Come dev’essere per te una grande canzone romantica, una canzone d’amore riuscita?

In realtà non saprei. Secondo me basta che sia sincera. Io, personalmente, sono molto legata alla sincerità. Si percepisce subito se una canzone è fatta con sincerità e con passione, lo si sente a pelle. È questo che fa la differenza.

In ‘se ti sapessi’, prima traccia dell’EP, canti la fine di un amore: “se ti sapessi amare / come dopo il perdono / come dopo averti perso / e in quell’istante capire chi sono”. Quanto di personale c’è in questi versi?

Per me è una canzone molto personale. Ho cercato di riflettere in modo molto sincero, appunto, su questa tematica, di cui non parlo molto facilmente. Mi sono messa a nudo, ho provato a togliere questi strati di maschera che cercavo di mantenere per proteggermi un po’. 

Invece, in ‘Senza Stelle’, brano contenuto nel tuo EP precedente, canti: “Amare è solo un atto di fede / ed io cerco qualcuno qualcosa / in cui poter credere davvero”. Ti va di raccontarci questi versi?

Secondo me, l’amore, in qualsiasi sua forma, è un vero atto di fede. È un fidarsi ciecamente dell’altra persona o di un qualcosa, come potrebbe essere la musica. Amare vuol dire darsi completamente, senza riserve. C’è sempre il rischio di non essere accettato completamente dall’altra persona, però, decidi comunque di fare quel salto in cui dici: “io ci provo, mi fido e ti do me stessa per come sono, senza nascondermi”.

C’è una naturalezza espressiva nei tuoi testi e nel modo di cantarli che riporta al grande cantautorato. Che rapporti hai col genere?

Io sono molto legata alla tradizione del cantautorato, sia italiano che americano. È stata quella la mia prima fonte d’ispirazione. Sono attratta da quella poetica, molto forte, che in qualche modo riesce sempre a toccarti qualche corda dell’anima. Del resto, i miei modelli di riferimento sono Battisti, De Gregori, Elliott Smith e Bob Dylan. 

Umberto Saba, nella poesia ‘Amai’, scriveva: “M’incantò la rima fiore / amore, la più antica difficile del mondo”. Tu quanto ricerchi e quanto facilmente trovi la semplicità espressiva?

La semplicità è una cosa bellissima che cerco costantemente. Ma si sa, le cose semplici, a volte, sono anche le più difficili da raggiungere. Essere semplici vuol dire mettere da parte tutto ciò che non serve e concentrarsi su ciò che di importante abbiamo. E per farlo, c’è bisogno di tanta sensibilità. Ecco, al giorno d’oggi sarebbe molto importante ricercare questa semplicità. Spesso siamo bombardati da mille stimoli e in questa confusione ci dimentichiamo di ciò che per noi conta davvero.

Cosa diresti alla te del passato e cosa, invece, ti aspetti di trovare nel futuro?

Probabilmente alla me del passato direi di fidarsi del proprio istinto, del proprio intuito, e di non preoccuparsi troppo perché le cose in un modo o nell’altro si sistemeranno. Quello che, invece, vorrei per la me del futuro è di essere più coraggiosa, osare di più. Vorrei parlare ed esprimersi senza la paura di essere giudicata. 

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Domenico Leonello nasce a Locri (RC) nel Gennaio del 2002. Diplomatosi al Liceo delle Scienze Umane "G. Mazzini", fin da piccolo dimostra interesse per la scrittura e per la musica, vincendo vari concorsi musicali nazionali. Di recente ha maturato una forte passione per il cinema e per tutto ciò che riguarda la settima arte, partecipando attivamente a convegni e impegnandosi nell'organizzazione di rassegne cinematografiche. Attualmente è laureando in lettere moderne all'Università degli Studi di Messina e in chitarra classica al Conservatorio "F. Cilea" di Reggio Calabria. Oltre a scrivere recensioni e articoli di critica musicale e cinematografica, è anche Caposervizio della rubrica Recensioni e Segretario Generale di UniVersoMe, testata giornalistica multimediale. Con occhio attento sui nuovi talenti della musica e dell'audiovisivo dal 2023 scrive per Not Yet Magazine.

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