Jacopo Marchini, il cinema che fa respirare l’istante
Dalla passione per la fotografia alla pellicola: il percorso del regista ligure del “thriller sociale” dalle prime collaborazioni al panorama internazionale
Ci sono registi che partono da una storia. Jacopo Marchini, invece, parte dallo sguardo.
La cosa che già inizialmente colpisce del suo percorso è proprio questa: prima ancora del cinema, dei set internazionali e dei festival, c’è un individuo che osserva. Nato a La Spezia nel 1990, cresce tra le luci mutevoli del Golfo dei Poeti e in un ambiente familiare in cui l’immagine non è solo tecnica ma sensibilità, anche grazie al padre fotografo. Ombre, silenzi, attese diventano parte di un modo di percepire il mondo che ancora oggi si ritrova nei suoi lavori.

Il primo servizio fotografico arriva al liceo, quasi per caso. Da quel momento però qualcosa cambia. L’immagine smette di essere un semplice scatto e diventa linguaggio, posizione, scelta. È lì che inizia un dialogo continuo con la luce e con ciò che può rivelare.
Il passaggio al cinema non è una svolta improvvisa ma un’evoluzione naturale. Se la fotografia ferma un istante, il cinema lo fa respirare. Nel 2015 debutta come direttore della fotografia con il suo primo cortometraggio, dopo anni di esperienza professionale. Sul set costruisce un metodo che unisce precisione tecnica e coinvolgimento emotivo, cercando sempre un equilibrio tra controllo e tensione narrativa. Guardando i suoi lavori si ha la sensazione che nulla sia lasciato al caso e che allo stesso tempo tutto resti vivo. Per Marchini il cinema non è mai pura estetica, è relazione. È il tentativo di far sentire lo spettatore parte di qualcosa, di spingerlo a riconoscere nelle immagini una traccia di sé.

Nel tempo Marchini collabora con artisti come Alessandra Amoroso, Marco Mengoni e Il Volo, firmando progetti per major internazionali come Sony, Universal e Warner che superano i cinquanta milioni di visualizzazioni su YouTube. Parallelamente lavora con realtà come BBC, AstraZeneca, Amazon Prime Video e Rai Cinema. Contesti diversi, pubblici diversi, ma una coerenza che resta riconoscibile.
È membro dell’AIC, Associazione Italiana Autori della Cinematografia, dal 2019. I suoi lavori vengono selezionati in festival internazionali BAFTA e Oscar-Qualifying e ricevono riconoscimenti come il Remi Award al WorldFestHouston e il premio come Best Director al Venice Shorts di Los Angeles. Collabora con personalità di rilievo del cinema internazionale tra cui Mariel Hemingway, Christopher Coppola e Franco Nero, protagonista del suo progetto da regista The Terrible Old Man.
Il cortometraggio ‘I Nostri Giorni’, diretto e prodotto da lui, supera i cinquanta premi internazionali e viene distribuito per un anno in numerosi Paesi. Un risultato che dimostra come una visione personale, quando è solida e sincera, possa parlare a pubblici molto diversi.


Insieme a Martina Borzillo dà vita a Movi Production. Non solo una casa di produzione ma uno spazio creativo dove immagine e racconto dialogano in modo libero. Nel 2023 firma come direttore della fotografia il suo primo lungometraggio tra Cinecittà e New York. Seguono un secondo film girato tra Italia, Tunisia e Slovacchia nel 2025 e un terzo progetto ambientato in Emilia-Romagna.
Le sue influenze attraversano il cinema d’autore, la fotografia, la letteratura e soprattutto le storie incontrate ogni giorno. Un giornalista ha definito il suo stile un “thriller sociale”, e forse è davvero l’etichetta che più si avvicina al suo modo di raccontare. Ama le tensioni del cinema di genere, le emozioni che non si attenuano, i personaggi che portano addosso le loro crepe. Nei suoi lavori però non c’è mai compiacimento. C’è uno sguardo che resta contemporaneo e una ricerca costante di connessione. Il suo cinema non si limita a mostrare. Invita a partecipare.
E forse è proprio questo il punto. Non si tratta solo di raccontare una storia, ma di farla risuonare.







