L’orrore buffo di Alice Fassi
La regista che, con la maestria di creare immagini dal gusto ironico e assurdo, si muove tra cinema, comunicazione, moda e musica
Nel panorama cinematografico contemporaneo la competenza autoriale più importante non è quella dell’innovazione. La cultura è entrata nella sua fase post-moderna ormai da diverse decadi e il vero genio lo si misura con l’intelligenza con cui l’autore riesce a risignificare e dare senso a generi, stili, personaggi e storie già assimilati in precedenti fasi culturali.
Il grande cinema contemporaneo remixa e crea nuovi prodotti reinventando immaginari già assodati. Il cinema di Alice Fassi è perfettamente in linea con questo periodo:
<< In generale non mi piacciono le cose troppo nette, bianche o nere. Mi interessano le sfumature, le idee ambigue, le associazioni casuali e un po’ bislacche. Ed è inevitabile che tutto questo finisca nel mio modo di fare video. I miei lavori sono spesso dei mashup di generi, difficili da definire in modo semplice e lineare. L’assurdo è il mio habitat naturale. Anche perché, a pensarci bene, forse non lo trovo poi così assurdo. La vita di per sé è già assurda. Fingere che non lo sia mi sembra molto meno onesto. E soprattutto molto meno divertente >>

Nata a Milano nel 1994, si è avvicinata al videomaking solo dopo aver frequentato una scuola specializzata nel capoluogo lombardo. In seguito, ha iniziato a collaborare con la casa di produzione e agenzia creativa C41, attraverso la quale ha ottenuto i primi importanti lavori nel mondo della comunicazione e della moda.
Alice ha lavorato per conto di grandi marchi quali Ray-Ban, Borsalino, Dior, Maserati, Vogue e di recente anche con Audemars Piguet, arrivando a dirigere Pierfrancesco Favino nel ruolo di un disastroso e simpatico testimonial.
Quello che caratterizza maggiormente il lavoro su commissione della regista è la sua capacità di non perdere l’impronta personale, adattandosi invece al materiale che le viene fornito; in tutte le sue produzioni aleggia un’aria di ironico e grottesco che raramente è rintracciabile nelle campagne pubblicitarie.

La sua sensibilità è stata segnata fin dall’infanzia dai contrasti: l’orrorifico, caratteristico dei personaggi della serie Piccoli Brividi, convive così con il buffo, tipico dei soggetti disneyani, due opposti che ancora oggi danno vita all’immaginario artistico di Alice.
Una minuziosa attenzione al lato tecnico-estetico conferisce ai video della regista una speciale atmosfera che ricorda moltissimi autori che nelle loro carriere si sono misurati con l’assurdo. Tra le sue ispirazioni spiccano Michel Gondry, Yorgos Lanthimos, Ruben Östlund, Terry Gilliam e in generale i Monty Python, il primo Woody Allen, Kristopher Borgli.
La grande competenza di Alice Fassi nel creare immagini disturbanti è ancora più rintracciabile nei suoi lavori musicali: fra le collaborazioni all’attivo si possono trovare Purple Disco Machine, Cults e Joy Crookes, rispettivamente per i video di ‘Honey Boy’, ‘Onions’ e ‘Carmen’.

Qui emerge la caratteristica principale del suo lavoro: il saper mescolare una serie di richiami cinematografici, senza scadere mai né nell’imitazione né nell’omaggio fine a se stesso. Si tratta piuttosto di una serie di riverberi culturali che evocano con efficacia immagini già viste ma ricontestualizzate con musica e accostamenti originali. Dal cinema di serie B della Troma – ‘The Toxic Avenger’ (1984) – fino a ‘Non aprite quella porta’ (1974) e ‘La piccola bottega degli orrori’ (1986), passando per il surrealismo di Buñuel, Alice sa come innestare questi archetipi gli uni sugli altri in modo da renderli sempre freschi e attuali.
Non è un caso che il suo progetto più ambizioso, il corto ‘Choco Hoax’, reperibile sul suo canale Vimeo, sia un crogiolo di diverse suggestioni: Tim Burton, Bertrand Mandico, John Waters sono solo alcuni dei punti di riferimento culturali che emergono dalla sua visione. Si tratta di un racconto satirico e distopico, volto a criticare l’attuale ondata di greenwashing e promozione non etica che sta investendo il mondo. La sua forza sta nel riuscire a bilanciare alla perfezione il disturbante con l’umoristico, il colore brillante del proprio set e dei propri costumi, con l’oscurità delle performances dei suoi attori.

Per la regista rimane comunque vero che l’importante sia lasciare che le proprie opere parlino da sé. Qualsiasi spiegazione oltre che inutile sarebbe controproducente, facendo appello a quella stessa sensibilità per cui l’arte non va capita ma sentita:
<< Non devo insegnare niente a nessuno. Non mi interessa fare opere moraliste o incasellare tutto in uno statement. Mi piace piuttosto provocare una reazione. Far ridere, infastidire, disgustare, spiazzare. Anche solo per pochi minuti. Il mio desiderio, andando avanti, è continuare a fare film, concentrarmi sempre di più sul cinema narrativo. Cerco persone che credano nelle mie idee e che abbiano voglia di sostenerle invece di addomesticarle. Persone curiose, aperte, pronte a rischiare insieme. Continuare a cercare esperienze forti, a farmi contaminare, a divertirmi. Perché alla fine, se non mi diverto io per prima, qualcosa non sta funzionando >>

Alice Fassi sta attualmente lavorando al suo prossimo progetto – realizzato in Francia, la sua seconda casa. Si tratta di un cortometraggio, formato che sente particolarmente affine al suo concetto di cinema, volto a evitare lunghi periodi di produzione che potrebbero provocare una perdita di motivazione o uno stallo del pensiero e a prediligere una narrazione più densa:
<< Tra i registi che sento più vicini vi è proprio Quentin Dupieux, che sforna praticamente un film all’anno e li fa durare poco più di un’ora, perché, come dice lui, non gli piace “prendere lo spettatore in ostaggio”. Sono piuttosto d’accordo. Oggi molti film durano ore solo per differenziarsi da un episodio di una serie, non per una reale necessità narrativa >>
Speriamo che il futuro possa regalare ai suoi spettatori numerose nuove opere, chissà, magari un lungometraggio che li lasci perplessi, con centinaia di stimoli e domande e nessuna risposta.





