Art

Vadym Lipskykh e il processo creativo come atto di ascolto, rischio e scoperta

Le tele dense e stratificate dell’artista ucraino: spazi aperti e capaci di accogliere le interpretazioni di chi le osserva

In dialogo costante con realtà, movimento ed espressività emotiva, le pennellate di Vadym Lipskykh diventano la sua firma: un tratto contaminato che riflette il suo sguardo sul mondo e la sua continua sperimentazione con forme, colori e materiali.

Nato nel 1991 a Mykolaiv, in Ucraina, Vadym sviluppa fin dall’infanzia una forte passione per il disegno che si consolida attraverso una formazione accademica rigorosa: prima il college di Cultura e Arte, con una specializzazione in intaglio del legno, e poi l’Accademia Statale di Design e Arti di Kharkiv.

Edoardo Di Nuzzo

Dopo gli studi, su invito di una scuola privata, decide con la moglie di trasferirsi e lavorare a Shenyang, in Cina. In questo periodo, di circa due anni e mezzo prolungato dall’arrivo della pandemia, Vadym si sente profondamente ispirato dalla cultura e dall’arte orientale. Tuttavia vede quest’esperienza più come un’espansione della propria prospettiva artistica che come un’influenza diretta.

“L’arte tradizionale cinese tende alla precisione del movimento e della calligrafia, mentre la mia pratica si basa su un approccio accademico realista, con una particolare attenzione alla forma, ai valori tonali e al colore.”

Il rientro in Ucraina inaugura una fase di intensa ricerca, in cui l’insegnamento si intreccia con la pratica artistica. In questo periodo il collage diventa una tecnica centrale, sia come base per la pittura sia come linguaggio autonomo, spesso in forma digitale. Anche l’uso del colore cambia: le superfici si fanno dense e stratificate, e ritmo, texture e armonia cromatica trasmettono tensione e movimento all’immagine. 

Con l’inizio della guerra in Ucraina, questa tensione si intensifica ulteriormente. Vivere e lavorare in un paese in conflitto significa confrontarsi ogni giorno con la precarietà, la paura e la brusca interruzione della normalità. Lo studio è diventato per Vadym uno spazio di concentrazione e silenzio dove può immergersi mentalmente nel lavoro e, per un po’, allontanarsi dal flusso costante di notizie negative. A volte, mentre disegna, sente il frastuono delle esplosioni o il ronzio dei droni che sorvolano la zona, e talvolta le esplosioni si sono verificate vicino allo studio.

“Quando necessario mi sposto nel corridoio più lontano dalle finestre, in modo che, in caso di onda d’urto, i frammenti di vetro non mi feriscano”.

La guerra non entra mai nei suoi dipinti come racconto diretto, ma ne modifica profondamente l’atmosfera: cambia lo stato emotivo delle opere, la pressione del segno e la densità del colore.

Una delle serie realizzate in questo periodo è ‘Travelers’, in cui uomini di età differenti appaiono isolati e immersi in una natura che sembra avvolgerli. Questo isolamento può essere interpretato da un lato come una diretta conseguenza della guerra, e dall’altro come un momento di esplorazione e ricerca personale.

“Attraverso queste figure ho viaggiato, cercato risposte, provato paura e dubbio, ma ho anche vissuto momenti di gioia e pace interiore. Ogni dipinto è stato una sorta di viaggio in una realtà diversa, in cui potevo entrare e rimanere per un po’.”

Accanto a questa ricerca, l’artista sviluppa la serie ‘Bouquet’: qui il ritratto femminile sembra dissolversi e nascondersi dietro a maestose composizioni floreali. I fiori diventano una proiezione del mondo interiore: pensieri, desideri e fragilità affiorano sulla superficie pittorica. Le mani, spesso protagoniste, suggeriscono gesti ambigui – offerta, sottrazione, contatto, e invasione – mettendo in discussione i confini dello spazio intimo e della vulnerabilità.

La serie ‘Elements’ nasce invece in modo del tutto inaspettato, senza un concept iniziale definito. Al centro dell’attenzione c’è l’energia, espressa attraverso la figura femminile e articolata nei quattro elementi naturali: fuoco, acqua, aria e terra. Il progetto è ancora in evoluzione: l’artista intende infatti approfondire texture, relazioni cromatiche e sviluppare motivi più decorativi all’interno delle opere.

Al centro della pratica artistica di Vadym vi è la convinzione che l’arte non debba spiegare, ma suggerire. Le immagini diventano spazi aperti, capaci di accogliere interpretazioni sfaccettate e personali. Il processo creativo si configura perciò come un atto di ascolto e di rischio, in cui ogni scelta apre possibilità di scoperta.

In un presente segnato dalla precarietà, il futuro resta per l’artista un punto interrogativo lontano: immaginare o pianificare un “dopo” risulta complesso. Proprio per questo sceglie di vivere il presente, continuando a sviluppare temi per lui importanti e sperimentando soluzioni visive nuove e talvolta inattese. La pittura diventa così un luogo di ricerca continua, aperto al cambiamento.


Mi dicono spesso che parlo solo bene dei giocatori ma credo che cercare il lato positivo delle cose sia un valore aggiunto. Anche quando il bello e il brutto convivono, vale sempre la pena cercare la parte luminosa”.

– Edoardo Di Nuzzo

About Author /

Alice Ferrari nasce a Modena nel 2005. Attualmente frequenta il corso di laurea in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Bologna. Fin da bambina è affascinata dal mondo dell’arte: amava inventare spettacoli in cui si esibiva come attrice, e scrivere canzoni o racconti dando voce alla sua creatività e alle sue esperienze. Oggi trova nella scrittura una valvola di sfogo, un modo per esprimersi e comunicare con sincerità e consapevolezza. Grazie a Not Yet Magazine ha l’opportunità di coltivare questa passione e di entrare in dialogo con le storie di giovani artisti.

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