De.Stradis: il progetto solista che porta sui palchi italiani il nuovo album ‘Appartengo al mare’
Vincenzo Destradis, in conversazione con Not Yet a VIVAVOCE, sotto la direzione artistica di Sigla Eventi, racconta la propria musica e il suo percorso, dalle esperienze in gruppo a una dimensione più intima che continua comunque a promuovere collaborazioni e connessione

Vincenzo Destradis, in arte De.Stradis, ritorna sulla scena musicale a gennaio 2026 con il suo nuovo album ‘Appartengo al mare’, un progetto che lo vede impegnato per la prima volta in qualità di solista, dopo le esperienze come frontman dei Mangroovia e dei Westfalia. Un LP intimo, il suo, curato per due anni nei minimi dettagli e che si contraddistingue per la personale e particolare attenzione riservata alla scrittura.
<< Negli ultimi anni preferisco scrivere: quando mi piace molto qualcosa che ho scritto, ad esempio, ne divento ossessionato e la ascolto continuamente nei giorni a venire. Gli input della scrittura sono diversi: un’idea melodica, un synth che mi attrae, oppure un’idea concettuale – partire da quella e in qualche modo costruirla. Ci vuole una buona scintilla istintuale, qualcosa che percepisco come azzeccata e da cui poi prendere il largo, perchè anche se ho in progetto di fare un castello meraviglioso, se non arriva la scintilla, risulta tutto molto finto >>



Undici, i brani che sta portando attualmente sui palchi italiani attraverso il suo tour estivo e che ci ha raccontato presso Bosco Urbano il 28 giugno in occasione dell’evento VIVAVOCE, rassegna di Sigla Eventi che crea uno spazio di incontro tra conversazioni e musica live, con interviste curate da Not Yet seguite da concerti dal vivo. De.Stradis inaugura così la serie di appuntamenti, che vedranno come prossimi protagonisti Rosita Brucoli il 5 luglio e il duo Family Habits il 26 luglio.
Sul palco modenese, insieme a De.Stradis, una band formata da Gianluca Arcesilai al basso e alla chitarra, Jacopo Moschetto alla tastiera, Antonio Maria Rapa alla batteria e Rachel Doe ai cori. Ma partiamo dal principio. Cresciuto ad Avetrana, tra l’entroterra e la costa ionica, in un piccolo paese che gli permette di incontrare quei grandi valori, semplici e fondanti, che ancora oggi porta con sé, Vincenzo Destradis decide di allontanarsi dalla provincia tarantina per intraprendere un percorso accademico in ingegneria a Torino. La vocazione artistica rimbomba però nella sua mente e lo spinge presto a lasciare il Piemonte per l’Emilia. È proprio Bologna che Destradis consacra come luogo cardine della sua maturazione artistica:
<< Bologna è stata la città della seconda possibilità, del riscoprirsi in una maniera diversa. Da piccolo, ad Avetrana, stavo chiuso a studiare tutto il giorno, non ero il figo della scuola, restavo molto nell’anonimato, mentre qui mi sono visto come mente pensante che si espone e si mette in primo piano, anche nel dire delle cose attraverso la musica. Bologna mi ha fatto scoprire un’altra parte di me che mi appartiene e ora questo connubio mi piace molto, perchè mescola un’inclinazione timida con questo estro un po’ più dirompente >>



Iscrittosi al Conservatorio con una predilezione per il neo soul, il giovane artista comincia ad intessere con i compagni e con la città una relazione impregnata di passione per la musica. In questo fermento creativo prende vita il primo gruppo, i Mangroovia, e successivamente nasce il sodalizio artistico con i Westfalia, con cui partecipa nel 2021 a X-Factor. Esperienze che descrive come imprescindibili per la sua formazione interiore e professionale:
<< Quando ho iniziato a lavorare con le band non sapevo fare niente, non avevo competenze e non mi sentivo all’altezza né a livello umano che pratico: avevo bisogno di persone che avessero un’intenzione. È stata un’esperienza fondamentale e meravigliosa, che mi ha insegnato a saper dialogare su un progetto che appartiene allo stesso modo a più persone. Scendere a compromessi è complesso ma può portare a risultati inaspettati. Penso ad esempio all’ultimo disco con i Westfalia: abbiamo creato cose che io non mi sarei mai sognato di fare, ma poi ci sono entrato dentro, ho esplorato dei modi di comunicare e fare melodia, che in qualche modo sono stati come precursori della nascita del mio album >>
Dopo anni di lavoro e condivisione, Vincenzo sente di aver acquisito le competenze e la consapevolezza necessarie e nasce in lui il desiderio di dire la sua, senza compromessi. Cresce sempre più l’esigenza di un progetto che si distacchi dalla dimensione della band per promuovere un’espressione più personale: così prende forma De.Stradis con il suo disco ‘Appartengo al mare’, già profondamente intimo dalla prima traccia.
<< Il titolo del primo pezzo del disco, omonimo, ‘Appartengo al mare’, parla della scomparsa di un mio amico d’infanzia, una persona molto attiva sia nella comunità d’origine che a Roma, dove era andato a vivere successivamente. La sua scomparsa ha portato in entrambi i luoghi un’energia fortissima, come se i suoi valori si fossero propagati in maniera intensissima in tutte le persone che gli erano vicine, quindi è stato fatto un festival in suo onore e iniziative a favore del territorio per i giovani >>


Come già il nome dell’album suggerisce, nei brani di De.Stradis ritorna spesso il tema dell’appartenenza, come bisogno e ricerca. Nel singolo ‘Un vortice’, ad esempio, afferma: “digerisco solo chi è nella bolla con me” e “da 10 anni ricerco un partito una comunità che faccia al caso mio”. L’artista racconta:
<< ‘Un vortice’ è stato il primo brano che ho scritto del disco, quindi proprio la ricercavo questa comunità. Negli ultimi due anni mi rendo conto che da un punto di vista della scena musicale non mi sento così tanto legato per forza a Bologna o alla Puglia, ma a tante piccole bolle che ho trovato girando, formate da persone con cui ho subito avuto una forte connessione. Ora mi capita sempre di più di viaggiare e ogni città in cui vado diventa una piccola casa: mi sento molto cittadino italiano in questo senso >>
Il fulcro attorno a cui ruota la poetica di De.Stradis è proprio la descrizione del suo vissuto, contaminato, arricchito, definito anche dalla collettività, dallo scambio e dall’osservazione empatica di ciò avviene intorno a lui.
<< La mia musica parla tantissimo di me, di quello che è il mio storico, ma anche di me come osservatore di ciò che ho attorno. Questo disco credo sia particolarmente legato alle chiacchiere con gli amici, mi piace molto fare una lettura delle persone. Io insegno anche canto e in questo contesto in poco tempo devi captare chi hai di fronte, capire di cosa ha bisogno e cercare di entrare in contatto mettendolo a proprio agio. Penso che sia una cosa che mi appartenga e che ricerco nella mia musica, vorrei scrivere testi che possano empatizzare con l’altro >> Così come chi la scrive e la compone, la musica di De.Stradis deve catturare e comunicare a chi ascolta le urgenze e le sensazioni di una generazione che vive immersa in un contesto storico e sociale ben definito, e che non vuole essere lasciato taciuto.
<< Scrivo testi che contengano emozioni perchè solo attraverso queste si può parlare di ideali senza rischiare di essere troppo pesanti: con qualcosa di emotivo si può raggiungere davvero qualcuno. Credo che il ruolo della musica in questo momento sia parlare del presente, siamo in un periodo storico in cui se qualcuno parla di qualcosa di impegnato può essere un po’ più sentito >>




Oltre a un ritorno personale, la ricezione da parte del pubblico diventa l’altra faccia della medaglia che va a completare la pienezza dell’artista in quello che è il suo obiettivo: creare qualcosa che parli di sé ma anche dell’altro, che diventi dunque un linguaggio universale. Come De.Stradis conferma, le piccole delusioni quotidiane che costellano la carriera di un musicista portano spesso a momenti di vacillamento ma non cedono il passo alla gioia di riuscire ad arrivare ai singoli e a dare vita a qualcosa in cui molti possano riconoscersi.
<< La mia più grande soddisfazione finora è stato l’impatto di questo disco sulle persone, che continua ad essere presente. Ho ricevuto una serie di manifestazioni di affetto e ho saputo di essere stato di aiuto ad alcune persone in momenti per loro importanti, tutto questo è entrato in risonanza con quello che faccio. Alla fine dei conti quello che resta è che la mia musica la faccio per gli altri, perchè penso di poter dare qualcosa di bello alle persone ma la faccio anche per me, in primis, come crescita umana per diventare una persona migliore. Questo disco mi ha dato tanto di bello per ora e continua a darmelo >>







