Marco Damascelli, tra le collaborazioni per brand internazionali e le esposizioni personali in Francia

L’entusiasmo di un fotografo che non teme il cambiamento e capace di rendere ogni scatto parte di un percorso di crescita interiore e professionale

Per Marco Damascelli, interessato da sempre ad ogni forma d’arte, tutto ha inizio il giorno in cui un amico gli chiede di scattare alcune fotografie per un evento. Una grande passione che da hobby diventa così, presto, un lavoro. Ventisette anni, nato e cresciuto a Bari, nel 2016 si trasferisce a Milano per studiare design del prodotto, in cui si laurea nel 2019. 

In parallelo ad un intervento al ginocchio e ad un periodo di riabilitazione durante la pandemia, ha l’occasione di sviluppare e migliorare la sua tecnica fotografica che si perfeziona ulteriormente dopo il lockdown, quando inizia a lavorare come magazziniere in un rental di fotografia. È qui infatti che impara ad utilizzare diversi tipi di luci. Nello stesso periodo comincia anche a muovere i primi passi nel mondo della moda. Aumentano via via i contatti e i rapporti con i clienti. Marco collabora con brand celebri e di rilievo tra cui Autry, Blumarine, Etro, Patrizia Pepe, Furla, K-way, Adidas, Dickies, Mach & Mach e la Lega calcio Serie A. 

Nel farlo, si ispira ai lavori di Tyrone Lebon, Stef Mitchell e David Sims, che considera autentici ed espressivi. Ad ispirare lui, invece, è Parigi, una città ricca di storie e di attimi da catturare e poi Bari, dove ci si può fermare, resettare le idee e riflettere osservando il mare. 

Per Marco fotografare significa prestare attenzione ai dettagli, ai gesti e agli spazi. Vuol dire esprimere la propria arte e raccontare la vita mentre accade. “Mi ritengo fortunato a fare della mia passione un lavoro, mi permette di conoscere persone, di viaggiare, di stare al passo con i tempi. La fotografia è un percorso di crescita continua. Ogni progetto rappresenta una sfida, un’occasione per approfondire, sperimentare e migliorarmi” – spiega. 

Affascinato dall’autenticità della fotografia analogica e dal linguaggio senza tempo della pellicola, a novembre 2023 ha esposto i suoi progetti nella capitale francese, per la prima volta, in una mostra chiamata ‘Corporeality’ organizzata da Art Icon. Nel 2025 invece, ha esposto per la mostra ‘Faces’, ad Arles. 

Il suo segreto? Essere affamati, senza mai accontentarsi. Coltivare sensibilità, disciplina ed impegno. Perché con il trascorrere del tempo sicuramente cambiano i gusti e il modo di fotografare. Quello che resta uguale però, è l’entusiasmo che si cela dietro ad ogni lavoro, che da sempre lo contraddistingue e lo accompagna. 

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Aurora Capoti nasce a Scandiano nel dicembre del 2005 e fin da bambina ama osservare le persone, mostrando uno spiccato interesse per lo studio dei comportamenti umani. Il suo costante flusso di idee e ispirazioni la spinge a coltivare una passione per la psicologia e per la moda, oltre a una predisposizione per la scrittura e la poesia. Nel 2024 consegue il diploma al Liceo delle Scienze Umane e attualmente frequenta il corso di Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università di Parma. L’attenzione per le parole e la ricerca di una comunicazione autentica ed efficace l’hanno portata ad avvicinarsi al giornalismo e a scrivere per Not Yet Magazine.

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