No Harm: l’editoriale che mette a fuoco la rinascita identitaria delle nuove generazioni

Pareti bianche, luce quasi vitrea. Al centro, una ragazza dai lineamenti infantili che a tratti, enfatizzati da un trucco smoky eyes e un’espressione seria in volto, ricordano una giovane adulta pronta a divorarsi la vita. Come una metamorfosi in continuo divenire, queste immagini raccontano una trasformazione tanto interiore quanto esteriore, che non prevede un cambiamento assoluto della persona ma che riflette un costante mutamento, più profondo e intimo.

Il tema di questo editoriale è infatti la libertà d’espressione dell’individuo che si manifesta in tutte le sue infinite sfaccettature: infantili, adulte, sensuali o trasgressive. Ognuno di noi cambia nel corso del tempo a seconda dell’ambiente, del momento storico o anche in seguito a nuove esperienze, e così la nostra stessa identità può variare ed esprimersi secondo forme differenti. Proprio per questo possiamo definirci liberi di trasformarci, e quando ciò avviene a livello interiore muta di conseguenza la nostra modalità d’esprimerci.

Questo lo sa bene la Gen Z, in continua lotta tra le molteplici identità da mostrare sui social, a scuola, a lavoro, in famiglia. La prima generazione ad essere nata e cresciuta in un mondo iper-connesso, dove se da un lato è garantito ampio margine per l’espressione personale, dall’altro le influenze mediatiche condizionano facilmente gusti e idee. La conseguenza estrema è la propensione ad omologarsi alle tendenze sociali, culturali ed espressive sui social o nel contesto reale in cui le persone vivono.

Anche la pandemia ha contribuito a rafforzare questa esigenza: costretti a fare i conti con la solitudine imposta dalla quarantena, ciascuno di noi si è ritrovato a intrattenere una conversazione introspettiva che non poteva lasciare spazio a condizionamenti esterni. Tale dialogo interiore ha permesso di riascoltarsi, di recuperare l’intimità personale, e di indagare la propria natura in tutta la sua autenticità. Si potrebbe dire, allora, che l’isolamento forzato qualche cosa di positivo l’abbia portato: ha guidato l’uomo verso un’analisi autoconoscitiva più profonda. E ha poi dimostrato che, per quanto grande possa essere la paura della solitudine, perdere la connessione col mondo esterno rinchiudendosi dentro quattro mura bianche in compagnia di sé stessi può aiutare a recuperare la propria identità.

Hanno partecipato alla creazione di questo shooting artisti di origini internazionali che attualmente risiedono e lavorano a Berlino. Stylist è l’italiana Elena Luttichau, che nel 2019 ha iniziato la sua carriera in Italia come freelancer per rinomate case di moda, come Oakley e MaxMara. Nei sui lavori, Elena coniuga la moda con concetti artistici e psicologici che oltrepassano il mondo del fashion fine a sé stesso, con l’obiettivo ultimo di trasmettere ideali in sintonia con quelli della sua generazione.

Make-up artist d’origine austriaca è Kathrin Hieselmayr, che vede il trucco come uno strumento terapeutico in grado di rispecchiare a pieno personalità e emotività di chi lo crea.

Irene Cacciarini è fashion film-maker e oggi vive tra Milano e Berlino. Formatasi come scenografa e fotografa presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, ha inizialmente preso parte a progetti artistici in ambito teatrale e nel 2016 ha fatto il suo ingresso nel mondo del fashion. Dopo aver prodotto diverse campagne per le fashion week di Parigi e New York, si è specializzata nella realizzazione di film per case di moda e riviste internazionali, tra le quali Vogue, Harper’s Bazaar, ELLE, Grazia e Marie Claire. In collaborazione con lo Studio Repossi, dal 2019 si occupa di numerosi progetti per brand internazionali come Armani, Richmond, Sportmax, Philipe Matignon e Marina Rinaldi.

Fotografo dell’editoriale è il tedesco Nick Piesk, attivo da una decina d’anni nel settore della moda. Nei suoi progetti è stato affiancato da artisti internazionali che lo hanno ispirato tanto sul piano professionale quanto a livello di crescita personale. Questo si può riconoscere nei suoi scatti, caratterizzati da una palette minimalista e da una particolare attenzione per il movimento e l’espressione dei soggetti.


Editorial: Not Yet Magazine
Editors: Max Brtl & Pit Brtl
Art Director & Stylist: Elena Luttichau
Photographer: Nick Piesk
Filmmaker: Irene Cacciarini
Make Up & Hair: Kathrin Hieselmayr
Photography Assistant: Jakob Andrea Reim
Styling Assistant: Giulia Gambardella
Model: Sarah Discours (Mirrrs Models)
Fashion: Before 7am, Fendi, Jil Sander, Judith Bondy, Julia Bajanova, By Malene Birger

About Author /

Maria Bandieri nasce nel febbraio del 1999 a Scandiano, Reggio Emilia. Sin da piccola matura una grande passione per le diverse forme di arti figurative, ma soprattutto per il mondo della moda. Nello stesso tempo si avvicina alle discipline umanistiche, fino a laurearsi in Lettere Moderne presso l’Università di Bologna nel 2022. Presto proseguirà gli studi nell’ambito della comunicazione. Scrivendo articoli su Not Yet Magazine, oggi trova modo di coniugare i suoi interessi con un'altra grande passione: la scrittura.

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