Anastasiia Khadzhynova: l’intimità dell’immagine che crea connessioni
L’illustratrice ucraina attiva a Berlino dall’Accademia d’Arte di Kharkiv, ai progetti sociali, collettivi e formativi tra workshop, collaborazioni e ricerca personale
Ci sono immagini che non chiedono attenzione. Non urlano, non spiegano, non cercano di convincere. Restano.
Le illustrazioni di Anastasiia Khadzhynova sembrano appunti visivi, frammenti di pensieri, momenti sospesi. Ti avvicini quasi senza accorgertene e poi non ti lasciano più.
Anastasiia è un’illustratrice e artista visiva ucraina, oggi attiva a Berlino. Lavora tra illustrazione e graphic design, ma ridurre il suo lavoro a una definizione sarebbe un errore.
Per lei disegnare non è decorare, è un modo di stare nel mondo, di osservare ciò che accade, fuori e dentro, e trasformarlo in immagini essenziali, cariche di una calma intensità emotiva.

È nata a Zaporižžja, nel sud-est dell’Ucraina, una città che oggi è diventata zona di prima linea. Crescere in quel contesto ha lasciato una traccia sottile ma persistente, un’attenzione particolare agli spazi, alle presenze, a ciò che si percepisce prima ancora di essere detto. Da bambina riempiva quaderni di piccoli disegni e storie inventate, un gesto naturale, quasi istintivo. Solo più tardi quel gesto è diventato linguaggio, metodo, pratica artistica.


La sua formazione si sviluppa tra l’Accademia d’Arte di Kharkiv e gli studi a Kyiv, dove costruisce un equilibrio tra illustrazione e graphic design, tra lavoro applicato e ricerca narrativa. È in questi anni che i personaggi diventano centrali nel suo lavoro. Non ritratti realistici, ma figure simboliche, corpi semplici, volti essenziali, capaci di contenere emozioni complesse, stati interiori, dialoghi silenziosi.
Prima che la guerra ridisegnasse tutto, una parte importante del suo lavoro si muoveva dentro progetti sociali e culturali, in dialogo con organizzazioni indipendenti e iniziative legate ai temi dell’educazione, del supporto alle donne e della partecipazione civica. L’illustrazione diventa per lei uno strumento di comunicazione potente, qualcosa che può rendere temi complessi più accessibili, più umani, più vicini.


Accanto a questo percorso, conduce workshop di serigrafia e lavora con piccoli gruppi, esplorando l’illustrazione come processo collettivo e manuale. Stampare, insegnare, condividere diventano parti fondamentali della sua pratica. L’immagine non è solo qualcosa da guardare, ma un’esperienza fisica, tangibile.
Parallelamente sviluppa progetti editoriali, culturali e commerciali con brand e realtà indipendenti. Un lavoro che le permette di muoversi tra contesti diversi senza perdere coerenza, mantenendo sempre una forte attenzione alla dimensione emotiva.


Dopo l’inizio della guerra, Anastasiia si trasferisce a Berlino come rifugiata. Anche il suo lavoro cambia, ma in modo silenzioso. Non racconta la guerra in maniera diretta, la sua ricerca si sposta su un piano più intimo, fatto di sradicamento, adattamento e di quella resilienza silenziosa che accompagna chi prova a ricostruire un senso di stabilità. Le illustrazioni diventano frammenti, quasi pagine di un diario visivo, in equilibrio tra vulnerabilità e controllo.
Il suo processo artistico procede per sottrazione, con linee essenziali, colori misurati e composizioni che sembrano ridursi all’indispensabile. Ogni elemento sembra scelto con attenzione, come se togliere fosse più importante che aggiungere. I personaggi che abitano le sue opere non rappresentano persone specifiche, sono figure aperte, spazi emotivi in cui chi guarda può riconoscersi. Alla base del suo lavoro c’è l’idea che le immagini possano essere profondamente intime senza smettere di creare connessioni, dando più spazio all’onestà emotiva che alle mode o allo spettacolo.

Oggi Anastasiia guarda alle collaborazioni come a un terreno di scambio, con magazine, brand e piattaforme culturali che credano davvero nella forza narrativa delle immagini. Il suo obiettivo è costruire una pratica sostenibile, in equilibrio tra lavoro su commissione ed esplorazione personale, restando in ascolto delle emozioni che attraversano la vita quotidiana.
Le sue immagini non cercano di spiegare il mondo: lo osservano. E nel farlo, ci aiutano a restare anche quando tutto intorno continua irrimediabilmente a muoversi.




