Un atto di ascolto e introspezione: la fotografia di Alessandro Parisi

L’artista dell’osservazione trova nel linguaggio fotografico la forma più autentica di espressione e comunicazione personale

Ci sono artisti che trovano la propria forza nei margini, nei dettagli impercettibili, nei silenzi. Alessandro Parisi appartiene a questa categoria: un fotografo che osserva prima di scattare, che ascolta la luce e lascia che siano le immagini a parlare al posto suo.

Nato nel 2000 a Novara, città tranquilla e raccolta che permette a Parisi di crescere in un contesto che educa lo sguardo ai dettagli. È proprio qui che nasce quella curiosità visiva che lo spingerà, anni dopo, a trasformare l’osservazione in linguaggio.

Anastasiia Khadzhynova photographed by Leónidas Cajacuri

La fotografia entra nella sua vita in modo spontaneo, quasi casuale. 

Durante le uscite con gli amici, la reflex di uno di loro diventa improvvisamente il centro dell’attenzione: non solo un oggetto, ma un nuovo modo di guardare il mondo. Da semplice spettatore, Alessandro sente il bisogno di partecipare, di “rubare il ruolo” al suo compagno per qualche minuto e affacciarsi a quel mirino che cambierà tutto. Quel gesto segna l’inizio di un percorso che non si interromperà più. Dopo i primi mesi trascorsi a fotografare con una vecchia macchina ritrovata in cantina, il vero punto di svolta arriva con il diciottesimo compleanno, quando riceve in regalo la sua prima reflex. Un momento simbolico, che trasforma una passione nascente in una consapevolezza più profonda: “Fu allora che compresi che ciò che stavo coltivando non era soltanto una forte attrazione verso un nuovo hobby, ma qualcosa di più profondo” – racconta.

Parisi si definisce un “artista dell’osservazione”. La sua timidezza e la difficoltà ad esprimersi a parole, trovano nelle immagini il suo linguaggio più autentico. La fotografia diventa per lui uno strumento di comunicazione emotiva, una lente attraverso cui comprendere se stesso e il mondo, non è mai un esercizio puramente tecnico, ma un atto di ascolto e introspezione.

Questa esigenza di approfondimento lo conduce nel 2021 a un percorso accademico che si conclude con una laurea triennale. Un periodo di formazione fondamentale, in cui teoria e pratica si intrecciano e in cui prende forma una visione più matura. L’università gli insegna il valore della ricerca, della costanza e dell’analisi, elementi che oggi definiscono il suo metodo di lavoro.

Nato come fotografo ritrattista, Alessandro guarda ai grandi maestri della fotografia — da Richard Avedon e Irving Penn a Steve McCurry — per poi spostare il proprio focus verso la fotografia di moda, ispirandosi a Peter Lindbergh, Helmut Newton e David LaChapelle. Autori diversi tra loro, ma accomunati dalla capacità di trasformare la luce in emozione e l’immagine in racconto.

“Mi interessa rappresentare stati d’animo reali, momenti sospesi, identità fragili e allo stesso tempo potenti” – spiega. I dettagli diventano centrali, così come l’imperfezione, intesa come valore e non come limite. Tuttavia, più che imitare, Alessandro assorbe e rielabora, cercando sempre una sintesi coerente con la propria sensibilità.

Nei suoi lavori emerge una costante ricerca di autenticità. I soggetti non sono mai semplici modelli, ma presenze emotive: identità fragili e al tempo stesso potenti, colte in momenti sospesi. 

Ogni immagine è pensata per creare una connessione, anche minima, tra chi guarda e ciò che il fotografo ha sentito nel momento dello scatto.

Guardando al futuro, Parisi immagina un percorso di crescita continua. Il desiderio è quello di sviluppare progetti più complessi, collaborare con professionisti del settore e sperimentare nuovi linguaggi visivi. “Il mio obiettivo è costruire una firma stilistica sempre più riconoscibile” – spiega, mantenendo però intatta la propria identità e la propria visione.

In un panorama visivo dominato dalla velocità e dall’eccesso, il lavoro di Alessandro Parisi si distingue per la sua capacità di fermare il tempo, ascoltare il silenzio e restituire significato. 

Le sue immagini non cercano attenzione: la costruiscono, lentamente, scatto dopo scatto.

About Author /

Sara Annuzza nasce a Modena nel 2004. Studentessa di Scienze della Comunicazione a Bologna, è appassionata da sempre alla fotografia e alla scrittura, che vive come uno spazio in cui potersi esprimere e riconoscere. Ama ascoltare le persone e coglierne le sfumature, i dettagli che spesso sfuggono. Attraverso Not Yet Magazine racconta talenti, percorsi e storie, lasciando che siano le voci degli artisti, prima di tutto, ad emergere.

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