Art

Il crudo volto delle periferie nella fotografia di Steve Panariti

Il duplice percorso del fotografo piemontese che indaga con la sua arte destreggiandosi tra il mondo del fashion e i sobborghi torinesi 

La fotografia è un’arte complessa, ingannatoria. L’osservatore è abituato a cercare il bello nelle immagini e l’artista a immortalarlo, a volte però “bello” assume la connotazione inaspettata di sgraziato, grottesco, diverso. 

Steve Panariti è un osservatore attento e coraggioso e la sua fotografia esplora due mondi agli antipodi: quello della perfezione associata al settore della moda e quello dell’imperfezione legato alla vita ai margini della società, la vita della periferia. 

Panariti, che su Instagram si presenta con due profili che rimandano l’uno all’altro con la dicitura “l’altro me”, mostra scatti contradditori: su una pagina appaiono bellissime modelle, impeccabilmente truccate e vestite, immortalate su sfondi bianchi e studiati, a queste si contrappongono, sul secondo profilo, fotografie in bianco e nero, di soggetti quasi casuali, senza posa, reali.

Steve Panariti.

E sono queste ultime immagini a rappresentare il lato più autobiografico della sua arte, tutto racchiuso nella realtà dalla quale il fotografo proviene: quella della periferia. Panariti, infatti, ritorna spesso a casa dove la perfezione lascia spazio alla sgangherata vita di provincia, e casa è precisamente nel quartiere Barriera di Milano. Qui la vera essenza della sua poetica, cruda e crudele. Steve racconta l’identità del luogo dove è cresciuto, e lui stesso afferma:

“Si tratta di sfumature ma per coglierle devi averci passato tanto tempo, meglio ancora se lì ci sei nato”.

– Steve Panariti.

Le sue foto sono sgraziate, senza ritocchi e in esse ci si ritrova tutto il bello dell’imperfezione, della vita che attraversa senza pietà i volti di chi abita questi luoghi. Spesso i soggetti di queste fotografie sono gli emarginati, proprio quelli che facciamo fatica a osservare con attenzione, il cui sguardo schiviamo e ignoriamo.

Panariti non lascia scampo all’investigatore della sua arte, che è costretto a trovarsi faccia a faccia, letteralmente, con questi volti. Quasi tutti primi piani, le sue foto, raccontano la vita dura ma vera della periferia; a questo punto non importa più in quale città ci troviamo perché, che sia Torino, Londra, Berlino, New York, in tutte le città possiamo trovare una “Barriera”. 

Nel 2021 è nato il suo libro fotografico, ‘Diamonds’; lo stesso Panariti dice commentando la scelta del titolo:

“Può sembrare banale, ma per me davvero, tutte le persone cui ho fatto il ritratto sono dei diamanti”.

– Steve Panariti.

I cristalli preziosi di Panariti sono gli abitanti di quella periferia a lui così cara, che, come racconta, a volte basta soltanto ascoltare per un po’ prima di prendersi la libertà di tirar fuori la macchina fotografica e catturarne con schiettezza i volti sgraziati e reali che la abitano e la definiscono. 

Steve è il fotografo di Barriera, ne immortala il punto debole, invisibile e complesso, attraverso un lavoro fatto di osservazione paziente e coraggiosa. Anche il suo libro è un libro di barriera, nato in un momento storico particolare, tra il 2020 e il 2021, mentre il mondo e le relazioni erano un susseguirsi continuo di confini imposti.

Le facce difficili da guardare ma allo stesso tempo così affascinanti, che ci propone l’artista, abbattono in un istante questo concetto paradossale, obbligandoci a osservare, o meglio, a trovare il coraggio di farlo.

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Elisa Cottafava nasce a Modena nel 1996. Si laurea all'Università di Bologna prima in Lettere Moderne e successivamente in Italianistica. Coltivando insieme la passione per la letteratura e la multuculturalità lavora come insegnante di lingua e cultura italiana a stranieri. Collabora con alcune riviste per le quali scrive di arte, cinema, letteratura, immagine.

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