L’inesauribile motore creativo che supera l’apparenza

Modella, attrice, vlogger e studentessa di sicurezza informatica, Eva racconta il mosaico di interessi che dall’Ucraina l’hanno portata a sviluppare una carriera in Italia tra fashion e digitale


Nata in Ucraina, cresciuta tra spostamenti, nuove lingue e identità in costruzione, Eva è oggi una giovane attrice professionista, artista e atleta.

Un mosaico di interessi che racconta una personalità inquieta, curiosa e difficile da racchiudere in una sola definizione.

Dietro l’immagine di una giovane performer c’è però una storia più complessa, fatta di migrazione, autonomia precoce e ricerca costante.

<< Sono nata in Ucraina nel 2004 e mi sono trasferita in Italia nel 2014, con l’inizio della guerra. Avevo dieci anni e da quel momento ho imparato cosa significa perdere un luogo senza averlo scelto >>

Il trasferimento segna un punto di non ritorno, non solo geografico ma anche interiore. 

<< Forse è da lì che nasce il mio rapporto complicato con la stabilità. Da allora ho sempre avuto la sensazione che fermarmi troppo a lungo nello stesso posto significhi soffocare. Ho bisogno di muovermi, di cambiare, di sentire che sto andando da qualche parte, anche quando non so esattamente dove >>

Quell’instabilità diventa col tempo un motore creativo che la spinge a cercare continuamente nuove strade. Provenendo da una famiglia non ordinaria già dall’età di quattordici anni inizia a lavorare con la sua immagine diventando autonoma molto precocemente. 

Il desiderio di recitare nasce da bambina, ma trasformarlo in realtà richiede determinazione e pazienza: “Non c’erano le possibilità economiche, né una rete pronta ad accompagnarmi” – spiega Eva. Così inizia una ricerca fatta di piccoli passi: corsi, bandi, teatri, qualsiasi occasione che possa avvicinarla a quel mondo.

<< Quando ho trovato un progetto che mi consentiva di studiare pagando solo l’iscrizione, mi sono buttata senza esitazione, continuando nel frattempo a lavorare e a studiare. Era stancante, ma era l’unico modo che conoscevo per non rinunciare >>

Parallelamente si affaccia al mondo della moda, un ambiente dove le regole sono spesso rigide e gli standard molto precisi: “Anche il percorso da modella non è stato semplice. La mia altezza è sotto i canoni richiesti, e questo mi è stato ricordato più volte” – racconta.  Con il tempo però l’immagine diventa per lei qualcosa di più complesso di una semplice superficie: “Spesso vengo vista come la classica ragazza dei social, vanitosa, interessata ai like. È una semplificazione che fa male, perché non racconta la complessità che porto dentro”. Il suo rapporto con lo sguardo degli altri non nasce dal desiderio di apparire, ma da qualcosa di più profondo: “Mi piace essere guardata, sì, ma non per sentirmi superiore o più bella. Mi piace perché mi fa sentire viva, presente”. Per lei la fotografia è un linguaggio: “Amo gli scatti strani, le collaborazioni con artisti che hanno una visione diversa, le foto che non cercano per forza di piacere”. Un approccio che colpisce anche chi lavora con lei, come riporta: “Spesso i fotografi stessi restano sorpresi dalle espressioni o dalle pose che scelgo, perché non mi interessa apparire, ma piuttosto raccontare qualcosa”.

Non sempre però questo spazio creativo esiste, soprattutto quando il lavoro diventa più commerciale e l’attenzione è rivolta più alla promozione del prodotto che alla libertà creativa degli artisti coinvolti: “Nonostante questo continuo a provarci, anche quando so che ciò che vorrei dire resta in secondo piano” – confida Eva.

Anche i social network rappresentano per lei una contraddizione costante: “Come molti, ho iniziato mostrando solo le parti belle del percorso. Non per strategia, ma per paura. Paura del giudizio, di quello che avrebbe detto la gente, soprattutto in contesti piccoli”. Nei suoi archivi digitali rimangono molti contenuti che non hanno mai visto la luce: decine di video mai pubblicati con pensieri più profondi, contenuti di fragilità e di dubbi. Restano privati perché esporsi è complicato, significa accettare una vulnerabilità che non è sempre facile sostenere. 

Il rapporto con il corpo è stato un altro terreno difficile per la giovane modella: “Ho attraversato tutte le fasi dell’odio, delle diete, del confronto continuo”. Un episodio apparentemente semplice cambia però lentamente la sua prospettiva: 

<< Quando ho messo l’apparecchio non riuscivo nemmeno a guardarmi allo specchio. Poi un giorno un mio caro amico mi ha detto: “Ma lo sai che questa potrebbe essere una tua particolarità? Tu hai dei sorrisi bellissimi. L’apparecchio fa figo”. Non ho iniziato ad amarmi, ma ho smesso di farmi guerra. Con il resto del mio corpo il percorso è ancora aperto, e non ho bisogno di fingere che sia risolto >>

Negli ultimi anni ha iniziato anche un percorso terapeutico per problemi di ansia, depressione e forti sbalzi d’umore che a volte la tengono bloccata a letto. Non racconta questa parte della sua vita per cercare di definirsi attraverso la sofferenza, ma perché è parte di lei tanto quanto la curiosità, l’ambizione e la voglia di fare.

Un altro elemento centrale della sua identità è il viaggio. Non come estetica o cartolina perfetta, ma come necessità: “La mia instabilità interiore si riflette nella costante voglia di partire, di spostarmi, di vedere cosa trovo lungo la strada”. Preferisce i viaggi in solitaria, gli ostelli, le giornate senza programma. Non cerca resort né comfort, ma contatto con i luoghi e con le persone che li abitano. È anche ciò che prova a raccontare nei suoi vlog: un modo più umano e meno patinato di muoversi nel mondo. “Mi sento un po’ libertina, nomade, capelli al vento, piedi scalzi quando posso, sempre con il bisogno di scoprire cosa c’è oltre” – racconta.

C’è poi una dimensione accademica che sorprende chi la conosce solo attraverso l’immagine, e che si discosta dal settore professionale in cui Eva si muove quotidianamente. In parallelo al suo lavoro, la giovane studia infatti sicurezza informatica all’università: “L’informatica per me è un gioco mentale. Mi diverte cercare soluzioni, risolvere problemi logici, capire come scrivere un codice in mille modi diversi”. Anche lì trova una forma di creatività: “Ogni persona ha il suo linguaggio, il suo stile, il suo percorso per arrivare alla soluzione. È come superare piccoli ostacoli uno dopo l’altro, e questa sfida mi entusiasma”.

Attrice, modella, viaggiatrice, sportiva, studentessa di cybersecurity. “Sono molte cose insieme – dice –, forse troppe”. Una pluralità che a volte rende difficile sentirsi parte di un gruppo preciso: “Tra le modelle non sono solo quello, tra gli informatici non sono solo quello. Porto sempre con me altro, e questo a volte isola”. Ma è anche ciò che la definisce: “È proprio questo insieme disordinato che sento il bisogno di mostrare”.

Il sogno più grande resta la recitazione, e i social oggi rappresentano anche una possibile via per avvicinarsi a quel mondo: “In Italia ho percepito quanto spesso la visibilità venga prima del talento, quanto l’essere già conosciuti diventi un requisito implicito”. Un sistema che, secondo lei, fatica a rinnovarsi: “Ho l’impressione che spesso si preferisca l’eccesso alla verità” – commenta. Per questo spera che i social possano diventare qualcosa di più di una semplice vetrina: “Non voglio limitarmi a mostrarmi. Voglio parlare, raccontare, condividere”.

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Martina Beamonte, 20 anni. Conclusi gli studi presso il liceo delle scienze umane, ha intrapreso il percorso universitario alla facoltà di Psicologia. Affianca alla formazione accademica una profonda dedizione alla lettura e alla scrittura, affiancate da interessi creativi come il canto, l’uncinetto e il ricamo. I suoi principali ambiti di interesse ruotano attorno alla musica e, soprattutto, al cinema, vissuto come una delle sue più grandi passioni e come spazio privilegiato di esplorazione emotiva e culturale.

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